QUANDO CLARETTA PETACCI ABITAVA DAVANTI A VILLA TORLONIA

CLARETTA PETACCIPubblichiamo di seguito un brano tratto da «A spasso col Duce» ripreso dal capitolo «Claretta e le rivali».

La relazione con la «R» (Rachele, ndr) era già avviata da qualche anno, quando spuntò all’orizzonte, nel 1936, l’altra stella: Claretta Petacci. Apparteneva alla famiglia del prof. Petacci, che abitava in un villino di via Spallanzani, confinante con villa Torlonia. La Claretta aveva modo, dalle sue finestre, di seguire le passeggiate mattutine e le cavalcate del Duce. Questi ebbe così modo di notare quella testolina ricciuta e quel viso sbarazzino che gli sorrideva ogni volta che i loro sguardi si incontravano. Qualche tempo dopo, la Petacci faceva il suo ingresso a palazzo Venezia per un’udienza particolare. Vi fu qualche scena di gelosia da parte della «R» e ad una di queste dovetti assistere personalmente. Costei si recava sovente nel parco di villa Torlonia a far visita ad una sua sorella, che qui abitava. Una mattina aspettò, nascosta fra gli alberi, che il Duce uscisse con l’auto. Difatti, me la vidi improvvisamente davanti alla macchina facendomi segno di fermare. Era in vestaglia ed appariva eccitata e sconvolta. Aperto lo sportello dell’auto con gesto disperato, mostrò attraverso la vestaglia aperta quel poco di biancheria intima che ancora la copriva. Udii perfettamente ciò che disse a Mussolini, singhiozzando: «Ma, dunque, è finita tra noi?». Non intesi altro perché, con molta diplomazia, capii che il mio posto era a qualche metro dalla vettura. Ho già detto che conobbi la Petacci al Terminillo e non sapevo affatto dell’idillio iniziato con il Duce. Prova ne sia che, avendola scorta sul campo di neve, la presi a motteggiare perché, pur non sapendo affatto sciare, si metteva continuamente in evidenza. Con lei era un’altra ragazza bionda, molto formosa, che non sapevo fosse la sorella, essendo due tipi diversi. Soltanto alla sera, in albergo, seppi da un funzionario di Polizia della nuova relazione con il Duce. Nella primavera del 1936, quando si iniziò la buona stagione ed il Duce riprese la sua vita balneare, ecco le due sorelle Petacci cominciare il loro turno di dame di compagnia del Duce. Nei primi tempi venivano sempre insieme, poi la Claretta cominciò a presentarsi sola. Brava guidatrice d’auto, generalmente arrivava al mare prima di noi e la trovavamo ad attenderci già in costume da bagno. Era dunque già da tempo iniziata un’intima relazione con Claretta, che in seguito riuscì a travolgere Mussolini in una passione trascendentale. Pur tuttavia, il Duce non tralasciava di frequentare altre donne, le quali ancora trovavano un posticino nel suo cuore. Infatti, non mancava un paio di volte al mese di recarsi in un elegante villino di via Nomentana, dove la proprietaria, la signora «P», lo attendeva. Era una donna bionda, slanciata, non tanto giovane, madre di una bimba settenne. Aveva cura di far trovare il cancello aperto, perché probabilmente avvisata telefonicamente dell’arrivo del Duce. Di questa relazione ne ebbe sentore la Petacci, ed un giorno, appostatasi all’ingresso della villa, ci vide entrare ed uscire dopo la visita. Io, che dal giardino avevo più volte visto passare la macchina sulla via Nomentana, temevo da un momento all’altro qualche scenata da parte della Claretta che, oltre ad essere gelosa, non sapeva contenere le sue furie.
Fortunatamente, nulla successe. Però, il giorno dopo, la Petacci venne da me per sfogare il suo dolore (non so poi il perché mi avesse preso per confidente) e si lamentò del contegno del Duce, dicendomi che lei, poverina, dopo aver sacrificato tutta la sua gioventù e la sua libertà per quell’amore, si sentiva così umiliata e derisa da altre donne, le quali, obiettava, non lo amano con disinteresse come lei. Io ascoltavo e tacevo come era mi abitudine, però continuavo a chiedermi perché avesse scelto proprio me come confidente e consolatore. Claretta, intanto, continuava a parlarmi ed infine mi confessò di essere al corrente di quella relazione del Duce, specificandomi: «Mussolini stesso mi ha confermato essere quella una sua amante, ma di non amarla». In quell’anno, vi fu anche la relazione del Duce con la Magda De Fontanges. Di questa tresca non posso dire molte cose ma, contrariamente a quanto affermano molti opuscoli e giornali in merito, e numerose visite fatte dal Duce a questa pseudo giornalista, posso garantire che mai Mussolini si recò a restituire in qualsiasi parte di Roma le poche visite che la Magda gli faceva a palazzo Venezia. Appena si accorse che la bella giornalista altro non era che una spia, ed anche per calmare le ire della Petacci, Magda fu liquidata ed accompagnata alla frontiera.