VILLA CHIGI NEL DEGRADO

villa chigiTopi, siringhe, bivacchi e forasacchi. Per non parlare dell’erba alta che fino a un mese fa non consentiva neanche il transito ( è stata sfalciata dall’associazione Villa Leopardi con l’aiuto dei residenti), dei tronchi caduti, della recinzione in legno crollata e divelta e degli accampamenti notturni nei pressi dell’asilo. Te lo raccontano così il parco di Villa Chigi, a due passi da piazza Vescovio e via Somalia, quelli che lo frequentano ogni giorno. “Io da sola di sera non ci verrei ” , dice Katia Marcucci che sta qui insieme ai suoi cani Asia e Sissi e alle sue amiche. “Non ci si può neanche immaginare come fosse questo posto quando venne inaugurato: prato all’inglese, cascate d’acqua, persino un roseto” continua. ” E guardi oggi. Per non parlare del fatto che da parco Don Baldoni, lì sotto, non si può entrare: i cancelli sono chiusi, hanno perso le chiavi dei lucchetti”. “Ma c’è un’altra assurdità” spiega Tiziana Trabalza. ” I secchioni dell’immondizia del parco sono stati tolti un anno fa. Eravamo contenti: erano rotti, in pezzi. Il problema è che non li hanno ancora sostituiti ” . E così a ogni angolo, là dove si trovava il secchio e resta l’impronta in cemento che dovrebbe accoglierlo, ci sono mucchi di sacchettini maleodoranti con le deiezioni dei cani. “Il progetto di questo parco venne avviato quando era sindaco Veltroni ” , racconta Osvaldo Novelli che passeggia con il suo Jack Russel. “Perché fosse il più fedele possibile a quello originario cercarono le mappe del parco negli archivi Vaticani. Ecco perché ci sono gli ulivi, i lecci, il roseto, l’alloro, il bagolaro, i limoni. Avevano anche messo delle anfore nelle tre fontane e lungo la scalinata degli orci in terracotta: tutto distrutto, preso a sassate. Questo posto è il risultato dell’incuria, della maleducazione e dell’inciviltà”. C’è anche chi parla delle panchine: ” Tutte rotte oppure sostituite con queste in ferro” dice Carlo Verdesi, un vispo 88enne che fino a pochi anni fa stampava guide e mappe di Roma. “Ma le vere panchine sono in ghisa e legno: che ci vorrebbe a ripararle? In un quarto d’ora un operaio le aggiusta”. “Dal punto di vista strutturale Villa Chigi sarebbe da chiudere ” , sostiene senza mezzi termini Rino Fabiano, assessore al verde del municipio II. “La collina della fontana superiore è franata, sono scoperte e visibili le tubature degli impianti di irrigazione, i viali sono pericolosi, pieni di buche, scoscesi”. Le fontane infatti sono tutte vuote di acqua ma piene di cocci di bottiglia e spazzatura. L’area cani appena piove si allaga. In mezzo al prato ma anche tra i rami degli alberi c’è di tutto, persino un paio di ciabatte tra i rami degli ulivi. Sembra la metafora vivente di questa città: piena di potenziale, bellissima ma abbandonata all’incuria e forse anche alla pigrizia. Fonte: la Repubblica