PARIOLI: IL PARCO RABIN CHIUSO DA ANNI

Era la primavera del 2014, quando metà del parco Rabin, ciò che rimane dello splendido parco di Villa de Heritz, venne transennato e chiuso. C’erano stati cedimenti del terreno provocati, forse, da cavità sotterranee. La protezione civile, l’Ing e l’università Sapienza quello stesso anno pubblicarono uno studio che stabiliva “la necessità di un’esplorazione diretta delle cavità, per definirne lo stato e individuare le azioni per il parco rabinrecupero e la riapertura dell’intera area”, come spiega Carlo Manfredi, capogruppo Pd nel Municipio. “Nel Piano investimenti triennale 2018/20 di Roma sono iscritte due opere relative a “Rilievi geognostici e strumentali per la mappatura delle cavità sottostanti Villa Ada e Parco Rabin e riempimento degli ambienti ipogei ad elevato rischio crollo”, per un importo totale di 550.000 euro ” . Di quello stanziamento però non si è mai saputo niente. Il Comune infatti impegnò soltanto 13mila euro per uno studio di fattibilità. Cosa sia poi successo resta un mistero. Siamo infatti a fine giugno 2020 e ancora non è successo nulla. Il parco, dopo sei anni, è diventato, oltre la recinzione, divelta in più punti, ormai quasi inservibile, irriconoscibile, una giungla invalicabile, una selva oscura che non permette di capire cosa si trova un centimetro più in là. Tutta l’area versa in condizioni di abbandono pressoché totale: piante di ailanto – una specie non autoctona, altamente invasiva, con radici che raggiungono i 15 metri – cresciute ovunque, delle panchine resta solo lo scheletro in metallo, altre conservano pezzetti di legno della seduta pronti a tramutarsi in schegge micidiali. Un tratto della recinzione è del tutto divelto: al di là di questa si trova il monumento alla Lingua Madre, una copia di quello di Dhaka, voluto dalla comunità bengalese di Roma, venne realizzato nel 2011. Come l’originale di Dacca, è dedicato ai martiri del Bangladesh morti per difendere la propria lingua madre, il Bangla.
Su tutta la sua estensione ci sono scritte nelle principali lingue mondiali: è un omaggio all’indipendenza linguistica e alla salvaguardia delle realtà glottoculturali dei paesi economicamente poco influenti a livello internazionale. Il 21 febbraio, in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, vi si tiene una cerimonia ufficiale commemorativa, organizzata dall’Ambasciata del Bangladesh. Poi se ne tiene un’altra il 26 marzo per la giornata dell’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan. Ogni anno la comunità bengalese, almeno fino all’innalzamento della recinzione, si trovava qui, per celebrare queste due ricorrenze. Oggi il monumento è ricoperto di erba e gramigna, rovi e altre erbacce: per raggiungerlo bisogna letteralmente attraversare una giungla. A est del parco per tutta l’estensione di quello che forse dovrebbe essere un muro, rotta e divelta in più punti, piena di scritte, c’è una lamiera ondulata: al di là di essa una voragine spaventosa, il grande scavo per un parcheggio sotterraneo che per irregolarità nella licenza non è mai stato completato. Ancora oltre, la Luiss di via Romania.
“Abbiamo sollecitato più volte il Comune – dice ancora Manfredi. -Perché non solo una parte del parco non è fruibile, ma l’altra è anche molto pericolosa”. Fonte: la Repubblica