VIA ALLEGRI: FGCI, SI DECIDE LA SORTE DEL CAMPIONATO DI CALCIO

PALAZZO FIGCIl calcio italiano, dunque deve accelerare. Anche perché la nostra federazione sembra sia una di quelle che hanno spinto la Uefa a porre degli ultimatum. Se Germania, Spagna, Inghilterra hanno stabilito da tempo i protocolli di sicurezza, se la Francia ha deciso in maniere un po’ impulsiva (e ora in molti se ne stanno pentendo) di chiudere tutto come hanno fatto anche Olanda, Scozia e Belgio, l’Italia invece è in ritardo. A quanto apprende l’Agi, infatti, la  Uefa  non ha gradito la lentezza del nostro Paese di stabilire un protocollo di sicurezza per ripartire (che ancora non c’è) che in Germania esiste da due mesi. Così come non è piaciuto il fatto di considerare il calcio come un mestiere a rischio più di altri ben meno remunerati, al punto di ipotizzare un nuovo stop del campionato al primo caso di positività al coronavirus, cosa che non avverrebbe mai in una fabbrica dove un operaio positivo sarebbe messo in quarantena senza interrompere la produzione. E così l’ultimatum: fine campionato obbligatoriamente entro il 3 agosto. Che per l’Italia significa ricominciare a giocare al più tardi il 22 giugno per disputare le 13 giornate mancanti.  Ciò che a tutti sembra comunque chiaro, è che in Italia sin sta assistendo ad una sorta di ping-pong istituzionale. Da una parte la Lega Serie A (divisissima al suo interno, con presidenti spinti da interessi diversi) che vuole andare avanti per interessi economici ma che comunque sarebbe pronta a dire la parola fine se fossero garantiti gli introiti dei diritti tv. Dall’altra Figc e ministero dello Sport che si trovano sulla stessa lunghezza d’onda, intenzionati alla chiusura purché ‘per decreto’. Se ci fosse un decreto ministeriale, infatti, la Figc avrebbe il potere di stabilire il format del prossimo anno e, quindi, decidere di fare come in Olanda e congelare il campionato (nessuna retrocessione né promozione) mettendola al riparo dai ricorsi. Una linea di intenti che, secondo fonti sentite dall’AGI, sarebbe stata spezzata dall’intervento del premier Conte che si è detto favorevole al prosieguo del campionato. La  Figc, intanto, è chiamata ad avallare la decisione della Lega Pro di chiudere il campionato e dovrà risolvere anche la questione delle promozioni in serie B. Una questione che probabilmente non si risolverà senza conseguenze giudiziarie: il Bari di De Laurentiis, oggi quarto in classifica di Lega Pro, difficilmente rinuncerà a fare ricorso se in serie B andrà il Carpi per “merito sportivo”, un parametro preso dalla Uefa che però è facilmente impugnabile. Entro il 25 maggio, dunque, la Figc dovrà fornire alla Uefa il calendario della Serie A. Nessuna deroga né possibilità di disattendere la richiesta da parte della Federcalcio, ovviamente. Anche perché la Uefa ha già stanziato per ognuna delle 55 federazioni – quindi anche per la Figc – 4,2 milioni di euro a fondo perduto per l’emergenza coronavirus. Le ipotesi per il calcio italiano sono dunque due: andare avanti o fermarsi cercando di creare degli scudi giuridici ai tanti ricorsi che potrebbero arrivare dalle squadre di Serie A, serie B e serie C. La seconda ipotesi, che il ministro  Spadafora nei giorni scorsi ha sibillinamente ventilato (“dai club di serie A potrebbe arrivare la richiesta al Governo di fermare il campionato”), potrebbe effettivamente trovare anche l’appoggio della Lega di Serie A. Finora, infatti, i club del massimo campionato si sono orientati ufficialmente per andare avanti soprattutto perché temono cause con le televisioni che detengono in diritti delle partite. Il fatto che poi 17 responsabili medici societari su 20 si siano espressi contro il protocollo sanitario della Figc sembra indicare un diverso orientamento dei club. In realtà, sotto questo punto di vista, il contratto tra Lega e pay tv è blindato: il bando dei diritti tv prevede, infatti, che in caso di interruzione del campionato per cause di forza maggiore la cifra è comunque dovuta. E’ facile immaginare che i club e le pay tv, in caso di sospensione definitiva del campionato, troverebbero comunque un accordo per cui le televisioni pagherebbero i diritti, ma in misura minore del dovuto. Oppure avrebbero uno sconto su quelli della prossima stagione. La settimana entrante comunque sarà decisiva. La Federcalcio dovrà riunire il congresso che era previsto per venerdì 8 maggio e poi annullato, mentre il 13 maggio la Lega di Serie A ha già fissato un’assemblea straordinaria e si parlerà di diritti tv e anche del campionato. Di nuovo si scontreranno i vari club: chi come la Lazio di Lotito vuole andare avanti perché sogna di vincere il campionato e chi invece non ha alcun interesse perché non ha più nulla da chiedere alla stagione. Nessuno però, finché non sarà chiarita la questione dei diritti tv, spinge per finire il campionato perché c’è il rischio di perdite economiche significative (da aggiungersi a quelle del mancato incasso di biglietti e di sponsor). In tutto questo si attende ancora il parere del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile che sta valutando il nuovo protocollo sanitario presentato dalla Figc lo scorso giovedì e di cui dovrà riferire al ministero della Salute.