MARGHERITA SARFATTI: GLI ANNI VENTI NEI NOSTRI QUARTIERI

margherita sarfattiMargherita Sarfatti, nata Margherita Grassini (Venezia, 8 aprile 1880 – Cavallasca, 30 ottobre 1961), è stata una scrittrice e critica d’arte italiana, nota anche per la sua relazione con Benito Mussolini. Nel 1912 Anna Kuliscioff fonda e dirige la rivista La difesa delle lavoratrici alla quale sono chiamate a collaborare le donne socialiste italiane; anche la Sarfatti si rende disponibile a fornire il suo contributo sia con articoli, sia con sovvenzioni personali in denaro. Nello stesso anno incontra Benito Mussolini, allora dirigente del Psi e in procinto di divenire direttore de L’Avanti!, e nasce tra i due una relazione che si trasformerà in un sentimento più profondo, durato vent’anni. Tale sentimento porterà la Sarfatti sempre più vicina alle posizioni di Mussolini in qualsiasi mussolini e sarfattimodo queste si evolvano, fino a divenire, nel 1918, redattrice de Il Popolo d’Italia, quotidiano fondato e diretto dal futuro dittatore. Margherita, ambasciatrice della cultura italiana, viaggia tutto il mondo ma qualcosa comincia a cambiare. Divenuta vedova nel 1924, la Sarfatti si dedicò alla stesura di una biografia di Mussolini. Il testo – rivisto accuratamente dallo stesso Mussolini – fu dapprima pubblicato nel 1925 in Inghilterra col titolo The Life of Benito Mussolini e l’anno successivo in Italia col titolo Dux. Per la notorietà del personaggio e per la familiarità dell’autrice con il dittatore, il libro ebbe un enorme successo di vendite (un milione e mezzo di copie vendute solo in Italia e 17 sarfatti e mussoliniedizioni) e fu tradotto in 18 lingue, compreso il turco e il giapponese. Per quanto discreta (e non esclusiva), la relazione tra la Sarfatti e Mussolini continuò nel decennio successivo, fatta di incontri segreti a Palazzo Venezia, non mancando di suscitare in più di un’occasione le gelosie di Rachele Mussolini. Nel 1929 Margherita Sarfatti si trasferì a Roma con i figli. prima in corso d’ Italia 19, poi in via Porpora e infine in via dei Villini 18, dove il salotto era sempre vivacissimo. Nel 1932 però Mussolini fece un improvviso voltafaccia e la scrittrice fu allontanata dal Popolo d’Italia; cercò un nuovo giornale e approdò alla Stampa di Torino. A seguito delle leggi razziali antisemite, nel 1938, riparò in Argentina. Con la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, la Sarfatti si allontanò dall’Italia evitando, in tal modo, di essere travolta dal crollo del regime. Si trasferì dapprima a Parigi, ove tenne conferenze sulla letteratura. Quindi cercò (inutilmente) di andare negli Stati Uniti, alla fine si rifugiò, per sei anni, in Uruguay e Argentina trascorrendo l’estate a Montevideo, dove l’attendeva il figlio Amedeo, e l’inverno a Buenos Aires e scrivendo per alcuni giornali delle due capitali, divise dall’immenso Río de la Plata. In Sudamerica cominciò a scrivere anche le sue memorie (tuttora inedite), una rivisitazione del suo Dux e dei suoi vent’anni trascorsi a fianco di Mussolini. Inizialmente il titolo avrebbe dovuto essere Mea culpa, poi trasformato in My fault. La sorella Nella Grassini Errera, rimasta in Italia, è deportata con il marito e muore ad Auschwitz. Margherita Sarfatti rientrerà solo nel 1947, a guerra finita e con il ripristino delle libertà democratiche. Al ritorno pubblicò il libro di memorie Acqua passata, nel 1955. Vivrà appartata nella sua villa di Cavallasca, presso Como, sino alla morte, avvenuta all’età di ottantun anni, nel 1961.