CORONAVIRUS: LA SAPIENZA, AL VIA GLI ESAMI DA CASA

5141855_1138_scuolaLa straordinarietà diventa normalità. Dopo le sessioni di laurea a distanza ora gli atenei cominciano a organizzarsi sul lungo termine, sulla distanza forzata e prolungata tra docenti e studenti per il coronavirus. E quindi si comincia a pensare a come strutturare gli esami di profitto che altro non sono che la maratona che porta al traguardo, alla corona di alloro. Come assicurare che un atto pubblico come un esame possa essere sostenuto con le formalità e le garanzie di cui ha bisogno? Ecco, come faranno i futuri architetti a sostenere la prova scritta di disegno a distanza? E gli studenti di ingegneria? E come si fa a organizzare una prova scritta di Analisi Matematica o di Fisica? Se i questionari sono a risposta multipla o aperta si può ovviare con un collegamento su internet e sostituire l’esame con un orale. Ma le equazioni e, in generale, le prove scritte scientifiche? Non è impossibile: alla Scuola Superiore S.Anna di Pisa hanno già fatto gli esami scritti per il dottorato a distanza. È un tema di cui si sta occupando il Ministero dell’Università. Alla Sapienza la facoltà di Giurisprudenza è partita con un’esperienza pilota che ha già dato buoni frutti: 250 esami sostenuti a distanza. Il primo è stato il 9 marzo, Storia del diritto romano, condotto dal vicepreside Franco Vallocchia. L’esperienza è andata bene al punto che l’ateneo ha deciso di continuare e diffondere delle linee guida che verranno discusse ed estese a tutte le facoltà. Le linee guida sono ancora una bozza che deve essere discussa con i rappresentanti degli studenti che a loro volta dovranno proporre migliorie e offrire spunti per superare le eventuali criticità. Perché? Vediamo cosa dicono le linee guida. Innanzi tutto per garantire l’ufficialità dell’atto viene richiesto l’uso di due dispositivi collegati a internet. E questo già rappresenta un problema poiché non tutti hanno due apparecchi, che sia un telefono e un pc, in buono stato. Perché ne occorrono due? L’esame si dovrebbe svolgere così: lo studente si collega da casa su Google meet. Accede con un solo account ma con due dispositivi dando così doppia visione della situazione alla commissione: una rivolta verso l’unica entrata nella stanza e l’altra su se stessi. Poiché, altro requisito che compare nelle linee guida per garantire la validità dell’esame, è svolgere la prova orale in una stanza che abbia un solo e unico ingresso con lo studente che deve piazzare l’obiettivo della webcam alla quale si rivolgerà con le spalle al muro e a distanza di un metro e mezzo. Un meccanismo complesso perché, come hanno sottolineato diversi studenti (la Sapienza ne conta 120 mila) è di difficile riuscita e soprattutto non alla portata di tutti. Con un dispositivo, in sostanza, si esegue l’appello, si controllano i documenti di identità dello studente e la matricola. Con quello stesso dispositivo si esegue anche una panoramica della stanza che dimostri alla commissione che non c’è nessuno presente e quindi non esistano suggeritori. Con il secondo dispositivo, inquadrato sull’intero mezzo busto dello studente, si devono mostrare faccia e mani libere bene in vista, e si sostiene l’esame vero e proprio a cui possono partecipare in video conferenza anche altri studenti e testimoni. Nelle tantissime videochat che facciamo in questi giorni sembra impensabile tanta formalità. Ma è un esame universitario, deve avere tutti i crismi dell’atto pubblico e ufficiale. In quei quaranta minuti in cui bisogna testare la preparazione di uno studente la variabile “luogo” deve poter essere neutra. Fonte: il Messaggero