POLICLINICO: NON CE L’HA FATTA IL DJ IVORIANO SEKOU DIABATÉ

diabatèEra entrato al policlinico Umberto I per curarsi. Invece si è preso il coronavirus ed è morto tre giorni fa. Così se n’è andato Sekou Diabaté, ivoriano, dj a Radio Città futura, mediatore culturale, impegnato nella commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale per i richiedenti asilo. E tanto altro ancora. Perché Sekou, scappato dalla Costa d’Avorio al tempo della guerra civile e anche lui rifugiato, era alla perenne ricerca della sperimentazione e dell’incontro tra le culture. “Ha girato sei mesi per ospedali – racconta un suo carissimo amico, Marco Boccitto, giornalista del Manifesto – finché a gennaio si è ricoverato all’Umberto I, dove gli hanno diagnosticato un mieloma multiplo alla colonna vertebrale. Un responso terribile, ma lui aveva iniziato una terapia e reagiva anche bene. Poi è stato contagiato, trasferito alle Malattie infettive, messo in isolamento. È morto per una crisi respiratoria”. Il suo decesso, e la modalità con cui è avvenuto, hanno lasciato stordita la grande comunità di amici e colleghi. ” Intorno a lui – racconta Alessandro Ciaccini, antropologo – si era creata una rete vastissima di supporto. I tanti che sono andati a trovarlo in ospedale sono stati tutti sottoposti a quarantena ” . ” Sekou era un griot – sottolinea il musicista senegalese Pap Kanoutè, suonatore di Kora e di sax tenore – Il suo stesso cognome, Diabaté, fa parte della famiglia dei griot, che sono la memoria e la biblioteca del popolo africano, gli unici, in passato, abilitati a cantare, giudici della pace e delle controversie tra famiglie ” . ” Sekou era un griot che non canta – riprende Ciaccini – tramandava e trasmetteva la cultura con i mezzi dell’occidente: giornalismo, divulgazione. Andava nelle scuole, era un agitatore culturale”. “Il suo dono – aggiunge Boccitto – era quello di saper fare incontrare la cultura africana con quella italiana “. Per le esequie i suoi amici si sono rivolti alle pompe funebri di rito islamico indicate dall’Ucoi, l’unione delle comunità islamiche. Ma la cerimonia, già dolorosa, si è portata dietro un problematico strascico. “Quattro amici africani si erano dati appuntamento a piazza della Repubblica per poi andare a Prima Porta – racconta Boccitto – Sono stati fermati e multati. Ora i soldi che stiamo raccogliendo per i famigliari di Diabaté dovranno servire anche per pagare le loro multe”. Fonte: la Repubblica