VIA NIZZA: MACRO, LE OPERE DEL DEPOSITO IN VERSIONE FOTOGRAFICA

MacroAsilo_d0Ripensa il paradigma del museo (i futuristi furono tra i primi a definirlo «il sepolcreto delle opere d’arte») Luca Lo Pinto, 39 anni, dal 1° gennaio nuovo direttore del Macro al posto di Giorgio De Finis. Nel presentare il suo progetto «per un’immaginazione preventiva» (lo slogan è un omaggio all’omonimo «ufficio» ideato nel ’73 dagli artisti romani Carlo Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Franco Falasca), lo ha descritto in forma di magazine tridimensionale, strutturato in «rubriche» ed «espansivo», il cui sviluppo è legato alla durata triennale dell’incarico, fino al 31 dicembre 2022. Incalzato da cronisti e addetti ai lavori, ha subito affrontato il tema più spinoso, le 1.200 opere della collezione permanente conservate nel deposito, inaccessibile per motivi logistici e di sicurezza, che non saranno riallestite. La sua scelta è stata quella di farle rivivere in versione fotografica (gli scatti sono stati realizzati da Giovanna Selva) come gigantografie stampate sulle superfici dello spazio museale, con le quali dialogheranno le nuove generazioni di artisti nell’ottica di un ampliamento «in progress»: meno legato all’accumulo e più alla stratificazione di esperienze. Posizione che ha suscitato lo scetticismo di alcuni, ai quali Lo Pinto ha risposto così: «Quando studiamo le opere d’arte non abbiamo quasi mai di fronte l’originale, ma un’immagine». Osservazione che, se nel 1936 spinse Walter Benjamin a scrivere un saggio su «L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica», suona ancora più attuale nell’era degli smartphone e di una fruizione sempre più mediata dei contenuti visuali. L’importanza del rapporto reale non è in discussione, ma lo sguardo del nuovo Macro sarà all’insegna degli attraversamenti: spazio-temporali e generazionali. Il che non esclude l’ipotesi di esporre alcune delle opere storiche, facendole interagire con il presente. In linea di continuità con l’apertura ai molteplici linguaggi contemporanei che era la cifra di De Finis, ci sarà spazio anche per la musica sperimentale, la grafica, il design, master class di cinema, dibattiti con il coinvolgimento di scuole, istituti d’arte e università. Le risorse stanziate per il Macro nel bilancio dell’Azienda speciale Palaexpo (quasi 15 milioni di euro l’anno nell’ultimo contratto di servizio) ammontano a 700 mila euro l’anno. L’inaugurazione, ovvero «l’editoriale», sarà il 24 aprile: si andrà avanti fino al 4 luglio, per ripartire a ottobre, dopo l’estate. Il responsabile della Cultura, Luca Bergamo, al quale è stata chiesta una valutazione sull’operato di De Finis, ha ribadito che non spetta alla politica interferire nelle scelte curatoriali. E però, pur rivendicando il successo di un esperimento «in grado di produrre capitale sociale», «come Luca, non come assessore» ha ammesso qualche «debolezza nella parte che avrebbe dovuto investigare l’arte». Cesare Pietroiusti, presidente del Palaexpo, si è detto «felice di accogliere un progetto che svilupperà interdisciplinarità e rigore nella ricerca». Fonte: Corriere della Sera