PAOLINELLI/ALATRI: DIBATTITO SUI PINI DI CORSO TRIESTE

CORSO TRIESTEÈ in corso, come si comprende, il dibattito sui pini di corso Trieste che il Campidoglio vorrebbe abbattere indiscriminatamente. Il Tavolo delle qualità del Municipio II condivide alcune riflessioni estratte dalla nota inviata da Franco Paolinelli (coordinatore Verde) a Federica Alatri, agronoma. Scrive Paolinelli: “(…) A CORSO TRIESTEprescindere dal dato tecnico, ovvero se gli alberi siano da rimuovere o meno, c’è da chiedersi se un azione con un tale impatto possa essere fatta senza informare i cittadini, le associazioni, i comitati, i forum… Nello specifico va chiesto se c’è stata un’indagine professionale sulle condizioni dei pini (analisi di stabilità, controllo Vta = Visual tree assessment, analisi fito patologica….), che giustifichi l’intervento, quindi, chiedere di poterla vedere. Nel dettaglio i pini domestici diventano pericolosi se gli si taglia l’apparato radicale che è superficiale. Quindi sarebbe necessario anche avere la “anamnesi” ovvero la storia dell’alberata (scavi di Acea, Enel). Se un pino ha l’apparato radicale sano, può anche seccarsi, ma rimane in piedi. Viceversa, un pino può apparire sano, ma avere un apparato radicale amputato da lavori di scavo, quindi può venire giù senza preavviso. Inoltre, i pino domestici possono avere difetti strutturali non evidenti al grande pubblico. Queste decisioni, ad ogni livello, dall’urbano al condominiale, non sono facili, infatti, si confrontano posizioni emozionali, spesso prive ambedue di basi scientifiche. Come Tavolo Qualità, suggerisco di chiedere, con fermezza, gli studi ed il progetto a monte, se ci sono, ma senza accodarsi alla grancassa. Quindi di discutere su quella base. A monte, ho una mia opinione, supportata dall’esperienza, ma non da analisi scientifiche: la tolleranza del rischio è diminuita più che proporzionalmente rispetto all’aumento del rischio stesso. In altre parole c’è più paura di quanta ce ne fosse 10 o 20 anni fa. In alcuni messaggi che ho letto, nel merito, si parla di reimpianto. L’approccio potrebbe essere corretto, si stima che quell’alberata non è più compatibile, si chiude un ciclo e se ne apre uno nuovo con nuovi impianti arborei. Non sarei d’accordo con il reimpianto di Pino domestico.”. Risponde, a sua volta, Alatri: “ 1) Il piano di sostituzione e di rinnovo va affrontato mediante la predisposizione di un progetto a cura di professionisti, da acquisire attraverso una manifestazione di interesse, in cui si richiede anche la  metodologia proposta, il piano di comunicazione del progetto stesso e il  piano di gestione. 2) Il valore del progetto è sicuramente al di sotto dei 40.000 euro ma per stimarlo occorrerebbero le misure della superficie interessata. 3) L’area è al centro dell’attenzione da tempo così come testimoniato dalla documentazione relativa al tavolo Inter-istituzionale istituito presso il Dipartimento Ambiente, a cui si può fare riferimento. 4) Preliminarmente vanno definite le competenze e acquisita la documentazione esistente (cartografia, censimento, altro) e va tenuto conto che uno dei problemi, oltre alla età degli alberi e alle interferenze, è il substrato pedologico di cattiva qualità, per cui andrebbero fatte le analisi del terreno con una sufficiente campionatura”.