MAXXI: IN MOSTRA OPERE DI LOUIS KAHN FINO AL 2 GIUGNO

maxxi kahnkahn 1“Un muro viene costruito nella speranza che, in un particolare momento, la luce gli doni un attimo quasi irripetibile”. La luce è elemento fondante delle architetture di Louis Kahn. Al tempo stesso lo è l’ombra: “Qualunque cosa fatta di luce kahn 2kahn 3proietta un’ombra. La nostra opera è d’ombra, appartiene alla luce”. Nessuna meraviglia, dunque, se a rivelare compiutamente la dialettica fra luce e ombra sia la fotografia, che su quella dialettica costruisce gran parte del kahn 4kahn 5proprio linguaggio. Al Maxxi c’è una mostra che raccoglie le fotografie di molte delle architetture del maestro americano (1901- 1974) realizzate dall’italiano Roberto Schezen (1950- 2002). Le immagini servirono per illustrare kahn 7 kahnla monografia che lo storico inglese Joseph Rykwert dedicò a Kahn nel 2001. E fanno parte di un fondo donato all’archivio del Maxxi da Mirella Petteni Haggiag. La mostra, curata da Simona Antonacci ed Elena Tinacci, dovrebbe dare l’avvio a una serie di iniziative su Louis Kahn, auspica Margherita Guccione, direttrice del dipartimento architettura del museo. Schezen, anche lui architetto, ha dedicato molta attenzione alle opere di Kahn. Le sue foto scrutano la dimensione solitaria e silenziosa degli edifici di Kahn (“Architettura, silenzio e luce”, è il titolo della mostra, che resterà aperta fino al 2 giugno al Centro archivi del Maxxi), ne rivelano l’eloquenza della forma, la potenza dei materiali.Ma soprattutto le immagini rivelano come luce e ombra, tanto più esaltati dal silenzio circostante, dall’assenza di esseri umani, siano fattore costitutivo. E non solo dal punto di vista della percezione che può ricavarne un osservatore, quanto da quello strutturale. Edifici interi si alternano a dettagli degli stessi. E così vediamo riprodotte alcune delle opere più celebrate di Kahn, dalla Yale University Art Gallery di New Haven nel Connecticut (1951- 1953) alla Olivetti- Underwood Factory ad Harrisburg, in Pennsylvania (1966-1969), alla Library della Phillips Exeter Academy nel New Hampshire (1965-1972), per arrivare ai grandi complessi in India, come l’Indian Institute of Management, nel Gujarat (1962-1974), e al palazzo dell’Assemblea nazionale a Dacca, in Bangladesh (1962-1983). Le foto di Schezen esaltano la tensione di Kahn verso un assetto monumentale, che l’architetto americano, esponente critico del Movimento moderno, matura dopo il viaggio compiuto in Europa. E in particolare a Roma, fra il 1950 e il 1951. Il contatto con l’antichità classica lo conduce verso soluzioni nette, essenziali, che s’impongono come un tratto di mura d’epoca imperiale, sul quale si fronteggiano luce ed ombra. E non solo: ecco in mostra il Salk Institute for Biological Studies a La Jolla, in California, che in parte trae ispirazione dalla Villa Adriana di Tivoli. Fonte: la Repubblica