ANNI DI PIOMBO: LA VITA SPERICOLATA DI UN PARIOLINO NERO

De AngelisRisse, scontri, tensioni politiche. Sono i cosiddetti “anni di piombo”. Uno dei periodi più bui e drammatici della storia italiana del dopoguerra. E anche della storia dei nostri quartieri. Atti di violenza e aggressioni tra esponenti di opposte fazioni sono all’ordine del giorno. Come quel 19 settembre 1978. La politica, il desiderio di cambiamento, anima le menti di tanti giovani di destra e sinistra. Giovani che non rinunciano al proprio ideale anche a costo di usare le armi. Uno scontro, violentissimo, tra fascisti e autonomi, scuote piazza Annibaliano. Nazareno, detto “Nanni”, De Angelis, oltre a essere un giocatore di rugby, è uno dei leader di Terza Posizione, il movimento della destra eversiva di quegli anni che, tra gli altri, ha come fondatore Roberto Fiore, poi divenuto leader di Forza Nuova. Vive ai Parioli, in via Adelaide Ristori, ma quel giorno è lì, a piazza Annibaliano. De Angelis, durante gli scontri, viene ferito alla schiena da una coltellata. A far vibrare il colpo, si scoprirà più avanti, è Valerio Verbano, giovane militante di sinistra che il 22 febbraio 1980 verrà ucciso nella sua casa davanti agli occhi dei genitori inermi e, prima, immobilizzati dagli uomini che fanno irruzione nell’appartamento. La madre di Verbano racconterà che il figlio accoltellò De Angelis per difendere un suo amico che stava per essere colpito al petto da una mattonata. In seguito alla strage di Bologna, il 23 settembre 1980 vengono spiccati dei mandati di arresto che riguardano molti esponenti di Terza Posizione tra cui Nanni De Angelis e il fratello Marcello. Nel corso dell’arresto De Angelis fu colpito duramente alla testa dai poliziotti secondo altre fonti in realtà fu massacrato di botte. Il senatore del Movimento Sociale Italiano Michele Marchio in un’interrogazione al Senato rivolta al sottosegretario Angelo Sanza riferisce che De Angelis, all’interno della questura sarebbe stato fatto sfilare in mezzo a due ali di poliziotti, i quali, avendolo confuso con lo stesso Ciavardini lì presente, lo avrebbero più volte colpito. Anche la versione di Luigi Ciavardini fu uguale, in più raccontò di aver visto i poliziotti aggredire De Angelis al grido di “Ecco Ciavardini, quel bastardo”. Il 5 ottobre 1980, in mattinata, fu ricoverato in ospedale dove i medici prepararono un referto medico che, pur non evidenziando fratture o lesioni, prevedeva comunque sette giorni di prognosi, ma nella stessa mattinata fu dimesso e riportato nel carcere di Rebibbia con un’ambulanza, il giorno stesso fu ritrovato impiccato nella propria cella. La versione della polizia che fu immediatamente pubblicata sui giornali parlò di suicidio. Seguì un’inchiesta alla quale fu posto agli atti il referto dell’autopsia ordinata dal magistrato. In questo referto, firmato dal professor Silvio Merli, diversamente da ciò che era stato dichiarato dai medici del carcere. Si evidenziano numerose ecchimosi su tutto il corpo di De Angelis, in particolare sul capo. I familiari di De Angelis non accettarono mai l’ipotesi del suicidio del figlio.