VILLA BORGHESE, IL PINCIO, PORTA PIA E SAN LORENZO IN MUSICA

Ma il cielo è sempre più bluIn parecchi hanno cantato i luoghi del nostro municipio. Potremmo cominciare da Rino Gaetano che in “Ma il cielo è sempre più blu” dice Chi ama la zia, chi va a Porta Pia che poi era lungo la strada che percorreva sempre, anche l’ultima notte della sua vita, visto che abitava sulla Nomentana. Non manca Antonello Venditti che in “C’è un cuore che batte nel cuore di Roma” intona Io esco di casa Ed è già mattino E Villa Borghese È ancora un giardino per poi spostarsi verso corso Trieste e inneggiare, nell’omonima canzone, al liceo più famoso d’Italia, Eravamo C’è un cuore che batte nel cuore di Romatrentaquattro quelli della terza E… Qui davanti a te Giulio Cesare. Il Principe rivale, Francesco De Gregori, in “San Lorenzo” ricorda un giorno tragico Cadevano le bombe come neve, il 19 luglio a San Lorenzo sconquassato il Verano dopo il bombardamento tornano a galla i morti e sono più di cento. Sempre lui in “Per le strade di Roma” parla di un’alba poco alba E spunta il sole sui terrazzi della Tiburtina E tutto si arroventa e tutto fuma. “Addirittura Max Pezzali, recentemente, con “In questa città” confessa Era meglio se scendevo prima a Tiburtina siamo in In questa cittàmille e i taxi forse solo una decina. E torniamo a Villa Borghese: la cantano in tanti. I cugini di campagna in un’esplicita “Villa Borghese” cinguettano in romanesco Villa Borghese… quant’innamorati sotto quei lampioni; quante strette ar core. Villa Borghese… su quel letto d’erba, ancora senza barba, chi ‘tte scorda più! Villa Borghese… quelle pomiciate, sopra le panchine, senza prenne fiato. Villa Borghese… quarche vorta a scola se faceva sega, pè venì da te. Pure negli anni Cinquanta, una stella della radio di allora, Jula De Palma, si cimenta in Vecchio pino di Villa Borghese “Vecchio pino di Villa Borghese” e ricorda i tempi della gioventù quando con i rami le coppie hai coperto, riferendosi alla villa. E andando ancora indietro nel tempo, addirittura nel 1924, Ottorino Respighi compone I pini di Roma, poema sinfonico il cui primo movimento, chiamato “I pini di Villa Borghese”, descrive bambini rumorosi che giocano ai soldati e marciano nella pineta. Musica norvegese, per la voce di Alexander Rybak, afferma Jag lyssnar till trädens sånger I parken en dag i april, ossia Ascolto le canzoni nel parco in un giorno d’aprile. Tal Peppe Cairone, LA FIORAIA DEL PINCIOchitarrista classico, con il solo strumento, in un brano di quasi cinque minuti e mezzo esalta pure lui “Villa Borghese”. Un altro strumentista, questa volta con la tromba – aiutato da piano, basso e batteria – si cimenta per un quarto d’ora in una “Villa Borghese” jazzata. “La fioraia del Pincio” è un’interpretazione della grande Anna Magnani nel film “Siamo donne”: Quante macchine venivano la sera, quanta gente qua affacciata a sta ringhiera, quanta folla de maschiette e de gagà, quante radio ne le macchine a sonà. Nu I Cani Corso Triestescennevano le coppie innamorate se ne stavano abbracciate a pomicià, er barista je portava la guantiera cò’ la bira e cor caffè che allora c’era. Ogni Topolino me pareva un separè… la terazza era un salotto ed ogni sera me pareva una stellata bomboniera. Ci sono pure I Cani con “Corso Trieste” che per la verità non è mai citato, al di là del titolo, ma tant’è: Padri stanchi tornano a casa dal lavoro in moto. È quasi buio, soltanto luci verdi e rosse ed arancioni e gialle. E sotto gli alberi non fanno luce neanche quelle. Il Canzoniere del Lazio interpreta in dialetto “O silvestri Roma Roma” città tanto cara dove se magna se beve (poco) e se paga eee si c’è qualche disoccupato che nun ha magnato ce stà’l cosimato c’è villa borghese pe annà a digerì regina coeli pe annacce a dormì. Daniele Silvestri nella recentissima “Bio-Boogie”, tratta da Acrobati, accenna alla Stazione Tiburtina Con l’olio ma del motore ce condivo l’insalata che me dava lo zozzone coltivata alla stazione Tiburtina. Manco con la varecchina je tojevi quella patina giallina. E chiudiamo questa carrellata con “La canzone dei bersaglieri”: La battuta de Porta Pia l’hanno vinta li bersajeri, quelli boja de li stranieri li volemo fucilà. Oh vojantri bersajeri quanno entravio a Porta Pia, li zuavi scapporno via co la cacca a li carzon.