CONI: RICORDATA MARTA RUSSO, UCCISA ALLA SAPIENZA 22 ANNI FA

MARTA RUSSODa 20 anni la grande scherma fa tappa a Roma per ricordare Marta Russo, la studentessa universitaria romana uccisa tragicamente alla Sapienza nel 1997. In questi 20 anni “Una Stella per Marta” è ormai divenuto un appuntamento classico, così anche quest’anno i grandi campioni e le grandi campionesse della scherma hanno accompagnato la famiglia Russo nel ricordo di Marta. Sabato 30 novembre, alle ore 15, sulla pedana allestita nell’inedita cornice del Salone d’Onore del Coni a Roma, alla presenza del presidente Giovanni Malagò, sono salite in pedana le fiorettiste azzurre Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Carolina Erba e Camilla Mancini, i fiorettisti Valerio Aspromonte e Giorgio Avola, gli sciabolatori Enrico Berrè e Riccardo Nuccio, gli spadisti Paolo Pizzo e Andrea Russo. L’omicidio di UNA STELLA PER MARTAMarta Russo, noto anche come delitto della Sapienza, avvenne all’interno della città universitaria della Sapienza di Roma il 9 maggio 1997, quando la ragazza, studentessa ventiduenne di giurisprudenza, fu gravemente ferita da un colpo di pistola, morendo cinque giorni dopo in ospedale. L’omicidio fu al centro di un complesso caso, oggetto di grande copertura mediatica alla fine degli anni Novanta, sia per il luogo in cui era stato perpetrato, sia per la difficoltà delle prime indagini, che non riuscirono a delineare un movente, vertendo ad esempio tra ipotesi non confermate come lo scambio di persona, il “delitto perfetto” o il terrorismo, e infine lo sparo accidentale; è ricordato anche per l’intervento di personalità politiche, specie a causa dell’atteggiamento dei due pubblici ministeri, ritenuto da molti eccessivamente inquisitorio e che diede anche luogo a un breve procedimento per abuso d’ufficio e violenza privata. Nel 2003 fu condannato in via definitiva per il delitto, principalmente sulla base di una controversa testimonianza, un assistente universitario di filosofia del diritto, Giovanni Scattone, per omicidio colposo aggravato; un suo collega, Salvatore Ferraro, fu condannato limitatamente al reato di favoreggiamento personale; entrambi si sono sempre professati innocenti. Nella prima sentenza si specifica che Scattone avrebbe esploso un colpo per errore, maneggiando una pistola per motivi ignoti, forse per provare l’arma sparando contro un muro o senza sapere che fosse carica, e Ferraro lo avrebbe coperto, tacendo e portando via l’arma. Il delitto fu definito colposo anche perché Scattone non avrebbe potuto, dalla posizione in cui si sarebbe trovato, esplodere un colpo mirato, né avrebbe compiuto un’azione dolosa in presenza di tanti testimoni. Il terzo indagato, l’usciere dell’istituto e laureato in Legge Francesco Liparota, venne assolto dall’accusa di favoreggiamento dalla Cassazione, tramite annullamento senza rinvio. Tutti i numerosi altri indagati, principalmente per i reati di favoreggiamento, diffamazione o falsa testimonianza, furono assolti con formula piena in primo grado. Il caso di Marta Russo ha finito negli anni per diventare uno dei misteri della cronaca nera italiana.