IL 18 GENNAIO 1977 LA MORTE DI RE CECCONI IN VIA FLAMINIA

RE CECCONIPerché un giocatore, giovane, bello, ricco – dopo essere stato carrozziere e figlio povero di un muratore – e famoso, vincente (ha alle spalle persino uno scudetto, cosa che a Roma non capita tutti i venerdì sia in sponda giallorossa che biancoceleste, e tre presenze in nazionale) con due figli piccolissimi e una moglie di ventiquattro anni, una nuova casa appena comprata in un comprensorio signorile di Roma Nord, appena ristabilito da un lungo infortunio e perciò tutto concentrato sul suo rientro in campo pochi giorni dopo, dovrebbe fare uno scherzo a un gioielliere mimando una rapina e finire come può finire una tentata rapina che finisce male? Questa storia si sviluppa lungo la via Flaminia vecchia dove praticamente ogni sera l’idolo della Lazio anni Settanta, Luciano Re Cecconi, passa per i negozi ritornando nella sua casa di Collina Fleming. Tutte le sere, anche la sua ultima. E dunque, quella sera del 18 gennaio 1977 Re Cecconi si trovava con due amici, il compagno di squadra Pietro Ghedin e il profumiere romano Giorgio Fraticcioli, accompagnando quest’ultimo nella gioielleria di Bruno Tabocchini, situata nella tranquilla e decentrata zona della Collina Fleming della capitale, per consegnare alcuni campioni di profumo. Dal momento in cui i tre entrarono nel negozio, la dinamica non è chiara. Si ipotizzò che Re Cecconi avesse simulato, per scherzo, un tentativo di rapina e che il gioielliere avesse reagito sparando. Re Cecconi venne colpito in pieno petto da un proiettile sparato da una pistola Walther calibro 7,65 e morì in ospedale.  Tabocchini fu poi arrestato e accusato di “eccesso colposo di legittima difesa”; processato solo 18 giorni dopo, venne assolto per “aver sparato per legittima difesa putativa”.