QUELLO STRANO PALAZZO DI VIA GIOVANNI PAISIELLO

Il villino Alatri è un edificio residenziale di Roma, situato nel quartiere Pinciano, su via Giovanni Paisiello, angolo via Vincenzo Bellini. Nella sua struttura originaria, il villino fu edificato, tra il 1924 e il 1928, da Vittorio Ballio Morpurgo con una struttura ad “elle”, con asse maggiore lungo via Paisiello, a filo di strada su due lati e delimitato sugli altri due da un giardino cui si accedeva attraverso un portale su via Paisiello. L’edificio di due piani VILLINO ALATRIfuori terra, più seminterrato ed attico (secondo piano ribassato, con abbaìni), era dominato da un’altana quadrangolare con loggia aperta. Stilisticamente, Ballio Morpurgo modellò l’edificio secondo i dettami del barocchetto allora in voga, con nicchie entro le quali si aprono finestre, balconi a sporgenza, logge (una sulla facciata lungo via Paisiello, un’altra sulla facciata posteriore, verso il giardino, all’uso delle ville-fattorie toscane del XVII secolo), bugnato in posizione angolare, pinnacoli in posizione apicale sulla torretta, e così via). Nel 1948-1949, in seguito ad una variazione del piano particolareggiato di zona, Mario Ridolfi, Wolfgang Frankl e Mario Fiorentino operarono una sopraelevazione mirante ad incrementare il volume edificato. Fu in primo luogo aumentata la superficie dell’edificio originario a spese del giardino e della terrazza aperta su via Paisiello, mantenendo lo stile originario e la continuità della superficie muraria; in seguito furono rimossi l’attico, l’altana e le coperture, sostituiti con ulteriori tre piani di fabbricato. Ridolfi, Frankl e Fiorentino decisero di operare una netta rottura stilistica nei confronti della struttura preesistente, adottando per la sopraelevazione gli stilemi del Movimento Moderno, con terrazzi correnti lungo l’intera cornice dell’edificio, ampio uso delle superfici vetrate, pilastri e strutture di sostegno a vista, eterogeneità ed asimmetricità delle facciate. Il villino Alatri, nel patente contrasto tra la parte inferiore e quella superiore, condensa così in un’unica struttura due tendenze architettoniche del Novecento italiano, e romano in particolare.