LA NUOVA CICLABILE NOMENTANA COPERTA DA FANGO E FOGLIE

Appena inaugurata e già in condizioni poco dignitose. La ciclabile Nomentana «nel tratto vicino via Pola – denuncia il vice presidente del II municipio, Emanuele Gisci – è impraticabile, sommersa completamente da fango e foglie. Come è possibile che nessuno dal Campidoglio sia ancora intervenuto?». «Nessun intervento» dal Campidoglio, ciclabileinsomma, anche se «la competenza è dell’amministrazione centrale», come segnala Gisci. Così al primo acquazzone estivo, seppure potente come quello di domenica scorsa, la scena è la stessa di sempre: strade allagate — ciclabili incluse: quella nuovissima sulla Nomentana è il caso più recente, ma a primavera anche sulla Tuscolana la pista diventò un fiume — perché l’acqua non ce la fa a filtrare attraverso caditoie e tombini ostruiti da foglie e cartacce. Eppure proprio la pulizia «devastante» delle vie di deflusso della pioggia era stata una delle bandiere sventolate da Virginia Raggi nella cavalcata elettorale per la conquista del Campidoglio, tre anni fa. Con la solenne promessa da parte della sindaca di risolvere tutto «nei primi sei mesi con noi al governo di Roma». Invece di mesi ne sono passati più di trentasette tra diluvi e strade invase dall’acqua. Tanto che ieri proprio la sindaca, per la prima volta, ha dovuto ammettere che lì, tra tombini e caditoie, un problema c’è ancora: «Le piogge dei giorni scorsi sono state di un’intensità straordinaria e hanno creato non pochi problemi. Le squadre del Simu sono a lavoro per ripristinare il regolare deflusso dell’acqua pulendo le caditorie ostruite da foglie e altri materiali», scrive Raggi sui social. Perché quella di tombini e caditoie è una storia complessa, fatta di rimandi, gaffe burocratiche e rimpalli di responsabilità. «Foglie e aghi di pino? Tocca all’Ama pulire le strade», dicono dal Simu, Lavori pubblici. «Le caditoie? tenerle in efficienza spetta al Simu, mica a noi», replicano dall’Ama. Basterebbe questo a spiegare l’inghippo che, ad ogni acquazzone, si proietta sulle strade sotto forma di torrente. Ma le grane sono di più. Ad esempio i bandi mai nati dopo tre anni di gestazione: imbastiti nel 2016 per non perdere 5 milioni di fondi giubilari eppure ancora fermi dopo la bocciatura dell’Anac — l’Autorità anticorruzione -. Tra sviste contabili, vizi di forma, dirigenti che si rifiutano di firmare, ed errori nell’applicazione del Codice degli appalti, la procedura finalmente aveva preso il via a febbraio 2018, salvo poi far perdere ogni traccia a marzo. Da allora il sito del Comune non dà più segnali sul bando. Poi ci sono i mini-appalti annuali che, però, non riescono a soddisfare le esigenze di una città sconfinata come Roma. Negli ultimi due mesi, per dare un’idea, si è lavorato «solo» in sei strade (Tuscolana, Vigna Murata, Laurentina, via Nairobi, via Montiglio, più interventi nel XV Municipio): non certo un’opera «devastante». E quindi i lavori di pulizia di caditoie e tombini che vengono svolti in parallelo alla manutenzione stradale. Cioè: se viene rifatto il manto stradale, allora il Simu si occupa anche di caditoie e tombini, per rifarli o pulirli. Ma, di fatto, questo tipo di intervento sembra più straordinario che ordinario: chi si occuperà di tenere libere le vie di deflusso una volta rifatto l’asfalto? Insomma, tra rimpalli di competenze e bandi strozzati dalla burocrazia, l’azione amministrativa è in una palude. Come Roma quando piove. Fonte: Corriere della Sera