VILLAGGIO OLIMPICO: QUEL GIUDICE SCOMPARSO NEL NULLA 26 ANNI FA

adinolfiSabato 2 luglio 1994 il magistrato romano Paolo Adinolfi esce di casa dicendo che sarebbe tornato per l’ora di pranzo. Intorno alle 9 è entrato nella biblioteca del Tribunale Civile di Roma, in viale Giulio Cesare, dove ha lavorato per molti anni prima alla sezione fallimentare, poi alla seconda civile. Subito dopo è andato allo sportello bancario interno del Tribunale per trasferire un conto corrente all’agenzia della Corte d’Appello di via Varisco, dove era stato appena trasferito e dove si è poi recato, intorno alle 10,  per lo stesso motivo.   All’ufficio postale interno ha anche pagato alcune bollette della madre.  Dopo una serie di altri spostamenti per alcune commissioni, verso le 11 il magistrato è andato all’ufficio postale del Villaggio Olimpico, dove ha spedito alla moglie un vaglia di 500.000 lire. Poi, probabilmente, Adinolfi ha preso un autobus per raggiungere la madre al quartiere Parioli. Nella cassetta postale della madre sono state poi ritrovate le chiavi di casa sua e della sua auto. Alle 12:30 Adinolfi è stato visto da un  collega sull’autobus n.4, che da Parioli portava a piazza Zama. Sarebbe apparso sereno e avrebbe parlato dei suoi due figli. In via XX settembre il collega è sceso, mentre Adinolfi è rimasto sull’autobus. Da quel momento si perdono le tracce di Adinolfi. Il giudice si era occupato di casi scomodi: Tangentopoli, servizi segreti, banda della Magliana. Insomma, un servitore dello Stato che attende giustizia da tanti anni, caratterizzati dall’indifferenza di chi avrebbe dovuto e forse potuto cercare la verità con un impegno apparso insoddisfacente.