NOMENTANA, QUELLA CICLABILE DIVENTATA UN MIRAGGIO

ciclabile nomentanaLe reti da pollaio sono ancora lì, a ingabbiare uno dei sogni dell’amministrazione di Virginia Raggi, tanto attenta a promuovere la mobilità sostenibile. Ovvero a incentivare l’uso tra i romani delle biciclette, creando per loro non solo eventi, ma anche percorsi ad hoc e piste capaci di collegare il centro alla periferia mutando l’aspetto della città e avvicinandola agli esempi di altre grandi capitali europee. Senza dimenticare l’attenzione promessa sempre dal Campidoglio per quei percorsi già esistenti che, invece, non sono altro se non ricettacoli di degrado e di illegalità. Ad avercelo oggi il coraggio di imboccare con spensieratezza, in sella a una due ruote, una delle piste ciclabili della Capitale senza rendersi conto della vanità e vacuità delle promesse. Prendiamo ad esempio la grande pista ciclabile sulla via Nomentana, tanto voluta dall’amministrazione grillina. A che punto siamo? Il cantiere è ancora aperto e qualche giorno fa è arrivata l’ennesima determina sulla proroga dei lavori. Quattrocento giorni o poco più: tanto il tempo necessario per realizzare l’opera. Era il gennaio del 2018 quando partì il cantiere e furono scanditi i tempi di realizzazione. Poi in mezzo sono planati i ritardi. E per carità , la colpa è sempre di qualcun altro. Dei reperti archeologici, ad esempio, che spuntano così dal nulla e impongono al Comune di rivedere il piano, annunciato tamburo battente oltre un anno fa.Che succede? Non è ancora ultimato il tratto finale: via val d’Aosta – via Valdarno, o meglio l’ultima fatica di Ercole. Nell’ultima determina si leggono tutti i passaggi: dal 27 maggio il cantiere è stato prorogato al 22 giugno e infine con il terzo cambio, la dead-line è stata spostata al 26 luglio e cioè tra quasi un mese. Basterà? I residenti della zona se lo augurano. Anche perché la zona, poco dopo la Batteria Nomentana, è diventata impraticabile. Lungo l’intera direttrice, che arriva a Porta Pia, sono stati cancellati 166 parcheggi per le automobili. Fonte il Messaggero