GNAM, OPERE DI GIUSEPPE UNCINI IN FERRO E CEMENTO

gnam“Mio padre è nato artisticamente a Roma, frequentando i cantieri della città in costruzione negli anni Cinquanta e Sessanta. Questa mostra lo farebbe felice”. Marzio Uncini si commuove davanti all’antologica di Giuseppe Uncini (1929-2008) che Peppino Appella ha allestito alla Galleria nazionale d’arte moderna, quarta tappa della serie ” Realtà in equilibrio” da lui curata. E gnam 1Bruno Corà, chiamato a scrivere per il catalogo in uscita, insiste: ” Viene fuori finalmente la statura di Uncini che può stare accanto a Burri, Fontana, Melotti, Castellani Lo Savio. E la sua accademia a Roma sono stati, sì, i cantieri edili, con le casseformi e i ferri del mestiere”. Del resto, le superfici in cemento armato dell’artista marchigiano, introdotto nella capitale dal conterraneo gnam 2Edgardo Mannucci, avevano nel Dna la forza per conquistare la terza dimensione, la posizione eretta, la monumentalità dell’architettura. E punto focale della mostra (42 opere e 31 disegni, tutti della Galleria nazionale, dal 1961 al 2008) sono le scenografiche, mastodontiche strutture di Epistylium del 2004, davanti alle quali, come quinte teatrali, Appella ha esposto due sculture che gnam 3si sviluppano in alto, pilastri o grattacieli: ” L’architettura è il suo approdo, l’opera del futurista Mario Chiattone il suo inaspettato rispecchiamento “. La mostra si apre con tre lavori dei primi anni Sessanta in cui la materia è ancora la terra dell’Informale. Ma ecco che spuntano dal magma i segni neri di quelli che, di lì a pochissimo, e subito nella prima sala, saranno i tondini di ferro che sono l’anima del cemento armato e il segno inconfondibile della poetica di Uncini. Guardate però anche la sala delle Ombre o quella delle dimore. E scoprirete come questo maestro italiano abbia saputo guardare alla città moderna, ma anche riannodarsi all’architettura medievale di Giotto. Fonte: la Repubblica