VIALE DELLE PROVINCE: QUELLA INVALICABILE TERRA DI NESSUNO

Nel palazzo di viale delle Province, al civico 198, lo Stato non può entrare. Neanche quando c’è una vittima di violenza sessuale e lo stupratore deve essere catturato in strada, lontano da quella terra di nessuno. O quando, le forze dell’ordine decidono di sgomberarlo, in quanto pericolante, ma vengono respinte. Negli otto piani, già sede viale delle provincedell’Inpdai, articolati in due palazzine costruite alla fine degli anni Sessanta, vivono quasi 500 persone: sudamericani, africani, pochi italiani, qualcuno dell’Est Europa. La presa di possesso del palazzo risale al 6 dicembre del 2012: quel giorno, a Roma, i movimenti di lotta per la casa organizzano lo Tsunami tour e occupano diversi stabili. Un vero e proprio tsunami, che segnerà per sempre, in negativo, la storia di questo quartiere. Dietro a questi senza casa, ci sono i Blocchi Precari Metropolitani (Bpm), altra holding delle occupazioni, antagonista di Action. I leader sono Paolo Di Vetta e Luca Fagiano, mentre a capo di questo stabile c’è, secondo quanto risulta agli inquirenti, Luciano Iallongo. Qui, i Blocchi organizzano nel piano seminterrato, quello in cui si trova l’auditorium le riunioni più importanti del movimento, quelle nel corso delle quali vengono decisi blitz e proteste. Tutte le volte che Comune e Prefettura ricordano che c’è una lista di palazzi che vanno sgomberati con urgenza sono 22, e tra questi c’è pure l’ex sede Inpdai loro si coalizzano e studiano le contromisure. Gli occupanti vengono usati come figuranti in tutte le manifestazioni. Servono a fare numero. Vengono tutti motivati allo stesso modo: «Vogliono togliervi la casa, opponetevi». Quando il palazzo viene occupato con la forza (all’ingresso c’erano delle guardie giurate, che sono state neutralizzate), la proprietà, Investire Sgr, aveva già firmato un preliminare di vendita, del valore di circa 25 milioni di euro. L’obiettivo era quello di valorizzare questi 12mila metri quadrati, con delle residenze private. Trattativa saltata, ovviamente, con un palazzo che ora, letteralmente, cade a pezzi. Una valutazione scritta nero su bianco dai vigili del II gruppo, lo scorso 13 febbraio. Con una diffida inviata alla proprietà, questa viene invitata a «verificare la staticità delle parti di edificio dissestate o pericolanti», e a mettere in atto «quant’altro risultasse opportuno al fine citato dell’incolumità delle persone e per la preservazione dei beni». In quella stessa diffida, si cita l’intervento di una squadra di pompieri che, il mese precedente, per spegnere un incendio, aveva dovuto staccare la corrente ad un piano. Per questo, alla Investire che intanto paga, ogni anno, 137mila euro di Imu e Tasi – veniva chiesto di ripristinare «le condizioni di sicurezza dell’impianto elettrico». Alla diffida, la proprietà ha replicato con un documento inviato alla Procura, anche per tutelarsi rispetto a quella lettera che ha il sapore della beffa. I residenti dei palazzi limitrofi hanno paura a parlare. «Chi controlla quello che accade lì dentro?», si chiedono. Lo spaccio è diffuso, all’interno di questo fortino presidiato da vedette anti-polizia, 24 ore su 24. Ogni occupante deve pagare il pizzo ai Blocchi precari, per poter stare lì: una sorta di affitto calmierato in nero. Soldi che vengono usati per finanziare il movimento, sul modello di quanto avviene a Spin Time Labs, dove l’affitto viene riscosso da Action, secondo le stesse modalità. Sui balconi si notano diverse bombole del gas: vengono usate nel caso in cui le forze dell’ordine dovessero tentare di sgomberarli. Come avvenuto nel dicembre del 2013, quando gli abusivi respinsero polizia e carabinieri (che avevano in mano un rapporto in cui si citava la pericolosità della struttura, che già allora era a rischio crollo). Quando, nel maggio del 2014, una occupante marocchina venne stuprata da un altro inquilino sudanese, la polizia, per arrestarlo, si appostò fuori dallo stabile, per evitare disordini.«Il via vai è continuo dicono i residenti e d’estate il cortile si trasforma in una discoteca. Chi ci aiuta?». Sul tetto delle due palazzine spiccano decine di parabole. Alcuni terrazzi sono stati trasformati in appartamenti, con lavori abusivi in muratura (e poco importa se questi mettano a rischio la stabilità complessiva dell’edificio). Il cancello di entrata è sbarrato, le vedette sono pronte a far scattare l’allarme non appena scorgono un pericolo. La scritta Acab (All cops are Bastards) serve da monito. Fonte: il Messaggero