VIA SALARIA: IL 20 MAGGIO DEL 1999 L’ASSASSINIO DI MASSIMO D’ANTONA

D'AntonaMassimo D’Antona (Roma, 11 aprile 1948 – Roma, 20 maggio 1999) è stato un giurista e docente italiano, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse il 20 maggio del 1999, a Roma, a pochi passi dalla sua abitazione in via Salaria. D’Antona fu ucciso poco dopo le 8 della mattina, mentre usciva da casa, che si trova proprio sulla via Salaria per recarsi nel suo studio professionale in via Bergamo. Il suo studio era poco LAPIDE D'ANTONA VIA SALARIAdistante – centotrenta passi come racconteranno le cronache dell’epoca – e il professore si avviò a piedi lungo la Salaria: poco oltre l’incrocio con via Adda, c’era un furgone parcheggiato. Lì dentro, già dalle 5.30, lo aspettavano i brigatisti Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, la squadra operativa. Ma anche altri tre componenti del commando – le staffette – erano già omicidio d'antonaappostati con finti cellulari, le dita incerottate per non lasciare impronte, ricetrasmittenti, cappellini con visiera, occhiali da vista. Già da quattro giorni erano stati lasciati nei dintorni due furgoni Nissan in via Salaria, due scooter per la fuga della squadra operativa e biciclette per le staffette. Galesi e Lioce controllavano la strada dal furgone che aveva i vetri verniciati di bianco da cui osservavano i passanti attraverso una piccola scrostatura della vernice. Intanto il professor D’Antona è quasi arrivato. Degli ultimi istanti e degli ultimi passi della sua vita raccontò un uomo che si trovò ad incrociarlo: “Ero sullo stesso marciapiede su cui camminava D’Antona. Ho visto un uomo e una donna che stavano aspettando qualcuno e poi parlavano con questa persona. Io ho proseguito. Ho superato via Adda ma, dopo qualche metro, ho sentito dei colpi sordi. Mi sono girato a guardare e ho visto una ‘pistola lunga’ e l’uomo che continuava a sparare mentre l’altro uomo era già a terra”. L’identità dell’uomo che sparava la rivelò la pentita Cinzia Banelli: Mario Galesi che, armato di una semiautomatica calibro 9×19 senza silenziatore, colpì nove volte – tutti i colpi del caricatore – il professore. Galesi poi si diresse in via Basento dove scappò salendo su un motorino, mentre Lioce se ne andò lungo via Salaria, dove incrociò un altro testimone che la descrisse come una donna con “i capelli corti e lisci, castano scuri, attaccati al volto e pettinati con la riga in mezzo, occhi grandi, piuttosto scuri e faccia grassottella”. D’Antona fu trasportato d’urgenza al Policlinico Umberto I dove, alle 9.30, venne dichiarato morto. La rivendicazione dell’attentato arrivò poche ore più tardi con un documento di 14 pagine, corredato di stella a punta e firma Nuove Brigate Rosse, dove si leggeva: “Con questa offensiva le Brigate Rosse per la Costruzione del partito Comunista combattente, riprendono l’iniziativa combattente, intervenendo nei nodi centrali dello scontro per lo sviluppo della guerra di classe di lunga durata, per la conquista del potere politico e l’instaurazione della dittatura del proletariato”.