A VIA PAVIA SI FESTEGGIANO I 5 ANNI DELLA LIBRERIA E NON SOLO

Mosche, cavalletti, scarafaggi e premio NobelGiovedì 16 maggio all’altracittà si festeggia il compleanno della libreria! Cinque anni di attività in via Pavia 106. Inoltre, alle 19 incontro con Luigi Garlando, autore del libro “Mosche, cavalletti, scarafaggi e premio Nobel”. Seguirà aperitivo. Luigi Garlando, che si definisce un cacciatore di scintille, così sono per lui le idee da cui parte per scrivere romanzi, quando ha sentito la storia di Luigi Aloe ha detto “questo è un incendio!” Così ha preso vita “Mosche, Cavallette, Scarafaggi e premio Nobel” (Harper Collins): la storia dell’ incontro tra un figlio di pescatori calabresi e una scienziata della buona borghesia torinese, Rita Levi Montalcini. Luigi Aloe è nato ad Amantea in una famiglia poverissima. Prima di morire il padre gli aveva detto che lui era il terzo dito, quello su cui tutti gli altri si appoggiano, così prestissimo incominciò a lavorare. I soldi però non bastavano e, a soli 16 anni, dovette partire per la Germania. Il faticoso lavoro del cantiere lo fece ammalare e lo costrinse a ritornare in Italia. In ospedale il suo primo angelo custode gli trovò un impiego presso l’università: si trattava di prendersi cura delle cavallette da utilizzare come cavie. Un professore amico di Rita Levi Montalcini, scoperto il suo talento, lo convinse ad andare a St. Louis per lavorare con lei. I sei mesi divennero anni in cui, oltre ad occuparsi di 400 scarafaggi che servivano per degli esperimenti, riuscì a diventare, col desiderio di migliorarsi sempre, assistente personale della studiosa. È anche grazie al prezioso aiuto di Luigi Aloe che a Rita Levi Montalcini fu assegnato il premio Nobel nel 1986. A Luigi Aloe è stata conferita la laurea honoris causa, mentre Rita Levi Montalcini non si è fermata di fronte agli ostacoli delle leggi razziali, ma ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissa iscrivendosi, come poche altre ragazze dei suoi tempi, all’università. A questo proposito Garlando ha affermato che il destino non è un’ombra attaccata ai nostri piedi, ma un qualcosa che si può plasmare e su cui si può intervenire per modificarlo.