VILLA RICCIO AL FLAMINIO HA COMPIUTO CENTO ANNI

«Una imperturbabile straordinaria centenaria»: così hanno definito i suoi tanti abitanti il complesso edilizio di Villa Riccio al Flaminio, che ha da poco compiuto il suo primo secolo. E per festeggiare l’importante compleanno i residenti hanno pensato alla ricostruzione della sua lunga storia, oltre a una serie di eventi culturali: il primo è stato la VILLA RICCIOmostra sui «Bambini nel tempo» e su come erano e come si sono trasformati i loro giochi, poi c’è stata un’altra mostra curata dalla condomina Vanda Valente. Inoltre, spiega Luciana Ciorba, dell’Officina culturale Villa Riccio, «abbiamo un archivio di foto, documenti e progetti dal 1919 a oggi che stiamo riorganizzando in occasione di questo anniversario. Riguarda anche il periodo bellico: ad esempio c’è una lettera dove è scritto che per la visita di Hitler bisognava mettere le bandiere a tutte le finestre degli edifici». «Vi saranno poi altre mostre storico-fotografiche – annuncia Nora Barbieri – perché esiste una grande raccolta di immagini. Molte famiglie che vivono qui sono ancora quelle che hanno fondato la cooperativa. E poi vogliamo fare un percorso botanico nei giardini, proponendo ai bambini di adottare ciascuno un albero di cui tenere un diario. E abbiamo intenzione di mettere in piedi una biblioteca, sempre per i più piccoli». Una volta le chiamavano le «casette dei ferrovieri»: ma oggi questi palazzi e queste case situate fra il lungotevere Flaminio, via Donatello, via Raffaele Stern e viale del Vignola da esempio di architettura economica, grazie all’intuito dei progettisti, sono diventate un esempio abitazioni ideali in un posto elegante e molto costoso. Vi abitano attori e intellettuali, un produttore cinematografico come Carlo Degli Esposti (Montalbano), uno scrittore come Andrea Di Robilant e i figli di Maurizio Costanzo, tanto per fare qualche esempio. Villa Riccio rappresenta uno dei prototipi di complessi abitativi romani basati sul giardino ma, a differenza di quanto sarebbe stato fatto due anni più tardi con l’insediamento della Garbatella, è progettata come spazio chiuso, protetto con cancellate e recinzioni, dove il giardino è una spazio interno e continuo tra edifici, a disposizione dei suoi abitanti. E quando si varcano i cancelli, si ha la sensazione che la vita in questo luogo scorra serena e sicura. Il complesso prende il nome da Vincenzo Riccio, giurista e ufficiale di Marina che fu deputato per 31 anni, dal 1897 fino alla sua morte nel 1928, e varie volte ministro: alle Poste nel governo di Antonio Salandra, all’Agricoltura nel gabinetto Orlando e dei Lavori pubblici nei due governi Luigi Facta. E fu proprio allora, con il ministro Vincenzo Riccio, che venne concepita l’idea di questa nuova edilizia residenziale attraverso cooperative. Durante il fascismo, però, il complesso residenziale cambiò nome e prese quello di Costanzo Ciano, il suocero di Edda Mussolini: solo dopo la guerra si chiamò di nuovo Villa Riccio come il fondatore, ricordato in una serata di festeggiamenti dal nipote, l’ambasciatore Giancarlo Riccio. Festeggiamenti non solo, anche un libro, «Villa Riccio al Flaminio», pieno di ricordi e fotografie, scritto da chi vi è nato e ci h sempre abitato, Mario Matteucci, che ha celebrato il suo amore per questo luogo con questa frase: «Se dovessi rinascere, pregherei il Signore di farmi rinascere a Villa Riccio». Fonte: Corriere della Sera