QUARTIERE FLAMINIO, UNA STORIA LUNGHISSIMA

flaminio quartiere[1]Adagiato sull’ansa sinistra del Tevere, delimitata dalle alture di Villa Borghese, Monti Parioli e Villa Glori, e segnato precisamente dall’asse di via Flaminia tra Ponte Milvio e Porta del Popolo, il quartiere Flaminio è uno dei primi quindici quartieri di Roma nati nel 1911. Quest’area fuori dalle mura veniva chiamata dai romani Prata Flaminia e per millenni è stata regolarmente sommersa dalle acque del Tevere.  Un’area d’ingresso verso la città che ha visto più volte i passi PIAZZALE FLAMINIOstremati dei soldati della Roma Imperiale che, attraversata la via Flaminia, ritornavano a casa per ricevere il tributo di gloria e onori dal Popolo e dal Senato. Più tardi era un passaggio obbligato per i pellegrini che da nord arrivavano per raggiungere la città Papale. Un’area extra urbana che per le sue connotazioni ha visto più che altro fin dal VI secolo a.C. (circa) il fiorire di costruzioni funerarie, AUDITORIUMlaboratori e ville extraurbane come quella ritrovata durante gli scavi per la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica (1995). Una passeggiata per il quartiere Flaminio da Porta del Popolo a Ponte Milvio, lasciando e riprendendo l’arteria di via Flaminia fontana viale tizianoper allargarsi poi su Lungotevere, è un bel colpo d’occhio per il turista o per chi conosce questo quartiere solo per alcune manifestazioni sportive o musicali, o per la semplice classificazione stereotipata di Roma Nord, dove in realtà per decenni l’alta e la piccola borghesia hanno vissuto insieme a distanza di un caseggiato o di qualche decina di metri. Un quartiere dove arte, cultura, sport e PIAZZA MANCINIquotidianità si intrecciano, non sempre in modo caotico. Infatti, lasciando Porta del Popolo alle spalle, si attraversa il trafficato piazzale Flaminio, oramai tempestato di bar e street food di ogni genere, caotico per la dorsale del Muro Torto e per le stazioni della Metropolitana A e del Trenino che collega la città con Prima Porta e Viterbo. Via Flaminia inizia lì dove domina il capolinea del Tram 2, che percorre le due arterie principali lo stadio flaminiodel quartiere, via Flaminia appunto e viale Tiziano, terminando in piazza Antonio Mancini, davanti al Ponte Duca D’Aosta, che immette nella zona sportiva del Foro Italico con il suo Stadio Olimpico, lo Stadio dei Marmi e lo Stadio del Tennis, soprannominato Il Centrale. Immettendosi in via Flaminia non si possono non notare gli edifici che ospitano le diverse pizzerie a taglio, bar e piccole trattorie; sono palazzi del primo Novecento che, da piazzale Flaminio, accompagno la passeggiata fino al piazzale delle Ministero della Marina ancore[1]Belle Arti. Un’architettura che rispecchia un’epoca ben precisa e le immagini in bianco e nero di quel periodo regalano la suggestione di un quartiere in divenire con le grandi costruzioni di piazzale Flaminio, del primo tratto di via Flaminia, per allargarsi verso il Tevere con le eleganti palazzine private e il Ministero della Marina in costruzione, il borghetto Flaminio con le sue botteghe, piazzale delle Belle Arti e la maxxizona militare nella superficie dell’attuale Maxxi e dell’adiacente Reparto Volanti della Polizia.Percorrendo il lato destro di via Flaminia, dopo poche decine di metri, si incontra un particolare negozio, La casa delle bambole, nuova sede di una bottega dove sapienti mani restaurano vecchie bambole e giocattoli. Proseguendo da quel lato si scorge il piccolo mercato rionale, con i suoi banchi e i suoi exploracolori. Al civico 70 troviamo una sede dislocata della Facoltà di Architettura della Sapienza, ma quel bel palazzo una volta era la vecchia Fabbrica del ghiaccio, o Giacciaia Peroni. Alle spalle di questa interessante struttura si snoda il borghetto Flaminio, che prosegue per la via Flaminia inglobando Explora – Il museo dei bambini, ex deposito tramviario Atac, proprio di fronte al Ministero della Marina. Proseguendo al civico 118 si via_Flaminia_-_sede_Filarmonica_romanaincontra la sede dell’Accademia Filarmonica Romana, ex Casina Vagnuzzi, così chiamata dal nome del proprietario che fece restaurare intorno al 1825 la palazzina cinquecentesca trasformandola in una splendida villa di campagna con giardino all’inglese. Sul lato opposto al civico 119, passa quasi inosservata, una piccola pizzeria, aperta all’incirca dagli anni ’70, Il buchetto, dove si possono gustare a prezzi modici pizze, via_Flaminia_-_Palazzetto_di_Pio_IV_e_fontana_1701_1000882supplì e calzoni, e come dolci arrivano al tavolo i ventagli con la crema adagiata lì al momento. Proseguendo verso piazzale delle Belle Arti, proprio all’incrocio con via di Villa Giulia, che porta ad un gioiello architettonico come quello del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (nella struttura edificata da Giulio III), ci si imbatte in due fontane: la fontana di papa Giulio III e, a destra, il Beveratore. Due piccoli gioielli inglobati in uno scenario veramente unico, quello che doveva essere la villa di campagna di Papa Giulio III (1553). La fontana monumentale, posizionata fuori dalle mura della villa, aveva una funzione pubblica di ristoro e d’igiene per i viandanti che si recavano a Roma. La passeggiata continua, e qui non possono passare inosservati i bei palazzi di piazzale delle Belle Arti e, se si alza lo sguardo, i due attici che si affacciano su lungotevere e Ponte Risorgimento non possono non far sognare qualsiasi persona che si trovi a passare di lì. Continuando per via Flaminia un giardino di palme la divide da viale Tiziano e, dopo alcune decine di metri, oltrepassato uno dei primi edifici per le case popolari edificati a Roma nel 1905, si scorge una splendida chiesetta, Sant’Andrea del Vignola, costruita appunto da Jacopo Barozzi da Vignola a metà del XVI secolo. Proprio lì davanti una sorpresa attende il curioso: nella piccola strada di via Luigi Canina, che immette sull’alberato lungotevere Flaminio, al civico 6 è affissa una targa commemorativa che ricorda che, nel giugno del 1942, al primo piano di quella casa, avvenne la fondazione clandestina del Partito d’Azione, formazione democratica e antifascista.  Un piccolo viaggio negli anni ’40, in piena guerra e in pieno sviluppo del quartiere, che dagli anni Venti vede un propulsivo dinamismo urbano, come l’edificio della scuola Guido Alessi (1932) che ha visto, e vede, alternarsi generazioni di alunni dall’asilo alle medie. Di fronte all’entrata principale della scuola, nel mezzo del verde del giardino che si inoltra fino a piazza Manila, una piacevole fontana degli anni ’30 fa da sfondo allo Chalet dove negli ultimi anni ci si incontra per un aperitivo di fine giornata, una piccola oasi che si anima dalle 18.30 in poi. E da qui inizia un percorso tra edifici più o meno d’epoca, viali alberati e piccoli bar ed enoteche dove è piacevole fermarsi per un caffè, un calice di vino, una birra artigianale o un panino in pausa pranzo. Infatti, se seguiamo il perimetro della scuola Guido Alessi, si imbocca via Fracassini e qui, subito dopo l’edificio scolastico, un’ex ferramenta-coloreria è oggi una piccola enoteca gestita con cordiale e gioiosa semplicità, e attenzione per i prodotti a km 0. Negozi di quartiere e bar storici animano la via. Ma via Fracassini, per gli amanti dello spettacolo e un po’ avanti con gli anni, è lo Ials tutt’ora attivo, dove molti anni fa non era difficile incontrare ballerini e i volti noti della Tv e dove si potevano seguire le lezioni di noti coreografi e ballerini internazionali. Se da lì si prende via Tiepolo, con i suoi edifici anni ’30, ci si può fermare per una patata al cartoccio dal sapore nordico, per una birra in un ambiente tipicamente irlandese, oppure per un aperitivo nel bar storico di zona oramai riportato a nuovo o nella vicina vineria in via del Vignola, dove si alternano pizzerie, bistrot e storici esercizi commerciali, come la macelleria a conduzione familiare dal 1926. Su questa via si immette una piccola strada pedonale chiusa da un cancello che collega direttamente a via Flaminia. Se non cade l’occhio può passare del tutto inosservata, ma se lo sguardo la sfiora non si può non varcare il cancello e improvvisamente si ha la sensazione di entrare in un’altra epoca di un’altra città, stiamo nella Piccola Londra, al secolo via Bernardo Celentano. In verità è ciò che rimane di una sperimentazione del 1909 degli architetti Quadrio Pirani e Cerreti, animati dalla ricerca di un modello di edilizia sociale rimasto incompiuto. E in quel momento in quella zona non c’era proprio nulla, solo quelle piccole case stile british affacciate in una minuscola via. Riprendendo via del Vignola, dorsale che congiunge via Flaminia a piazza Gentile da Fabriano (Ponte della Musica), con i suoi platani e il verde rigoglioso dell’Istituto Villa Flaminia, ci inoltriamo in via Donatello verso il lungotevere che, da questo punto, inizia ad offrire un panorama unico, quello dei Circoli sportivi affacciati sul Tevere e dell’altura di Monte Mario, dominata dalla Madonnina dorata; un polmone verde che spesso in estate è stato purtroppo palcoscenico di incendi di diversa entità. In questa posizione alquanto privilegiata tra lungotevere e via del Vignola, sorge un complesso edilizio realizzato nel 1919 per una cooperativa di postelegrafonici, l’attuale Villa Riccio. Prototipo di complessi abitativi romani basati sul giardino, come la più giovane Garbatella. Qui però il perimetro è chiuso all’esterno, ma si può entrare dai piccoli cancelli e godere dei giardini che si susseguono tra le piccole palazzine interne protette dagli edifici esterni che fungono da cinta muraria. Una piccola oasi tenuta con grande cura dai condomini. Una delle uscite di questo complesso porta quasi direttamente a una piccola piazza ellittica, in via di pedonalizzazione, piazza Perin del Vaga, una vera perla di architettura creata dai tre grandi edifici di case popolari realizzati intorno al 1926 dove ai lati primeggiano due fontane di travertino con una coppia di delfini che gettano acqua. Su questa piazza si trova un bar, dove si possono consumare ottimi estratti e fantasiosi sandwich con prodotti rigorosamente bio, da non perdere il caffè al pistacchio. Pochi passi e ci si trova in piazza Melozzo da Forlì, con la sua gelateria siciliana, dove ci si perde tra gelati, sorbetti e semifreddi. Poco più in là un ristorante-bottega con birre artigianali e chicche enogastronomiche da qualche anno ha preso il posto di una storica salsamenteria aperta dal 1938. Girato l’angolo ci si ritrova in via del Vignola, a pochi metri da piazza Gentile da Fabriano, dove si respira cultura con il Teatro Olimpico e la libreria di quartiere, cuore pulsante di tante iniziative culturali. La piazza è un vero tridente, se si osserva dal Ponte della Musica, costruito da pochi anni, ma in verità ripropone un progetto urbano di circa 80 anni fa. Una passeggiata sul ponte è d’obbligo, anche perché il paesaggio merita e l’architettura del ponte è una ventata di modernità, ma se da lì ci si affaccia per ammirare il Ponte Duca D’Aosta si rimane incantati dalla meravigliosa linea di questo ponte ad arcata unica, dato che le due arcate laterali non poggiano sul fiume, ma sulle sponde e fungono da sfilatoi in caso di grandi piene. Un gioiello di ingegneria datato 1939 che porta la firma dell’architetto Vincenzo Fasolo. Ritornando sulla piazza, si nota che i locali per gli aperitivi iniziano ad animarla. Si lascia la piazza e si percorre il lungotevere verso il Ponte Duca D’Aosta, fermandosi al civico 80. A questo punto chi ha visto il film Caro Diario ricorderà Nanni Moretti che si ferma con la sua vespa bianca dall’altro lato del fiume per ammirare uno degli attici di questo edificio, dove sogna a suo modo di abitare. Qui il giardino multietnico di piazza Mancini, a un passo dai capolinea degli autobus, immette nel cuore della piazza con i suoi palazzi anni ’20, il liceo artistico, la storica birreria di quartiere, la più giovane gelateria biologica e una delle due entrate del Maxxi, il cui piazzale è diventato uno dei luoghi più amati dai bambini. Sorto sugli spazi della ex Caserma Montello tra via Guido Reni e via Luigi Poletti, su progetto dell’architetta Zaha Hadid, il Maxxi, realizzato nel 2010, è diventato uno dei poli d’attrazione della città e perciò del quartiere, con le sue mostre, le sue performance e i suoi spazi aperti dove l’incontro è quasi parte del progetto architettonico. La matrice architettonica militare che caratterizza questa parte di via Guido Reni, strada centrale del tridente che parte da piazza Gentile da Fabriano, la ritroviamo dall’altra parte della via, in quello che per alcuni anni è stato il Guido Reni District e che ha ospitato mostre, manifestazioni di moda, gastronomia e tempo libero, ora è in attesa della valorizzazione definitiva. Un’attesa che tra qualche mese compie un anno e tutti sperano nella realizzazione della tanto agognata Città delle scienze. Ma in questa via non passa inosservata la parrocchia di Santa Croce, adiacente al Maxxi: una grande chiesa basilicale, nel cui edificio sorge un piccolo cinema che, durante l’estate, diventa anche arena. Con pochi Euro si possono vedere film appena usciti dai circuiti cinematografici e, proprio per questo,  è sempre frequentato da persone di qualsiasi età. A questo punto si riprende via Flaminia e si prosegue verso Ponte Milvio. Tra i palazzi di varie epoche si arriva all’Oratorio di Sant’Andrea a Ponte Milvio, all’altezza di piazza Cardinal Consalvi. L’Oratorio è stato costruito nella seconda metà del 1400 per volere di Papa Pio II Piccolomini, che in quel posto prese a consegna la reliquia di Sant’Andrea. Una costruzione semplice, preludio del più antico e prestigioso Ponte Milvio, conosciuto ai più per i lucchetti.  Ponte Molvio, anche detto dai più anziani Ponte Mollo – ha una storia millenaria e molto più affascinante dei lucchetti – è uno dei ponti più antichi e, storicamente più importanti di Roma. La sua origine con probabilità risale al IV-III secolo a.C. e inizialmente era in legno. Ed è un ponte importante per la storia di Roma e del Cristianesimo. Qui Costantino, primo imperatore cristiano, si convertì a seguito della visione della Croce alla vigilia della battaglia (312 d.C.) da lui vinta e con la quale strappò il titolo imperiale a Massenzio. Nei secoli le ristrutturazioni si susseguono fino ad arrivare a metà degli anni ’80 con la definitiva pedonalizzazione. Da questo punto l’ansa del fiume offre diversi scenari, dove le sfumature degradano nel cosiddetto biondo Tevere. Ritornando in piazza Cardinal Consalvi si imbocca viale Tiziano, e qui inizia tutta l’area del Villaggio Olimpico, costruito per le Olimpiadi del 1960, che occupa quella che era la piazza D’Armi popolata, dopo la seconda guerra mondiale, dalle baracche del Campo Parioli. Il complesso urbano che ne viene fuori porta la firma degli architetti Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti. Un gioco di volumi e giardini che incastra in modo armonico gli edifici da Villa Glori ai palazzi di viale Tiziano, scavallati dall’asse di scorrimento veloce del viadotto progettato da Pier Luigi e Antonio Nerva. Passeggiando nei viali del Villaggio, così chiamato da chi abita da anni il quartiere, si ha l’impressione di stare in un luogo sospeso; ultimamente gli abitanti si sono organizzati per rendere sempre più vivibile il verde, che è il vero colpo d’occhio di questa parte del Flaminio, oggetto di studio nei primi esami di architettura e ultimamente set cinematografico tra i più richiesti. Perdendosi tra i viali e giardini, tra gli edifici a cinque piani fino a degradare alle cosiddette crocette di due piani, si arriva al Palazzetto dello Sport, ideato e progettato nel 1956 dall’architetto Annibale Vitellozzi e dall’ingegnere Pier Luigi Nervi. Poche decine di metri più avanti si trova lo Stadio Flaminio, gioiello architettonico che porta la firma di Antonio Nervi, costruito sull’area del preesistente stadio Nazionale, demolito nel 1957. Lo Stadio Flaminio per anni ha ospitato eventi calcistici e di rugby; negli anni ’80 ha visto concerti memorabili, come quelli di Madonna, U2, Claudio Baglioni, Michael Jackson e tanti altri. E gli spazi sottostanti, con le sue piscine e le palestre, hanno visto allenarsi tanti giovani atleti. Ora questa struttura è in completo abbandono, ospitando la disperazione di tanti senzatetto che lì trovano almeno un anfratto dove dormire. Si spera quanto prima che inizino i lavori per ridare nuova vita a questa storica struttura, testimone di tanti eventi sportivi e musicali, e parte integrante del tessuto urbano del quartiere. In prossimità dello Stadio Flaminio e del Palazzetto dello Sport, ai piedi di Villa Glori e di fronte alle palazzine laterali del Villaggio Olimpico, si erge l’Auditorium Parco della Musica, progettato da Renzo Piano, realizzato nel 2002. 55.000 mq di ingegno architettonico e animato da musica, teatro, danza, letteratura, cinema, archeologia, arte e tempo libero. Altro polo d’attrazione del Flaminio congiunto al Maxxi e al Ponte della Musica dall’asse stradale che li unisce. Qui termina questa passeggiata, che ha tralasciato molti luoghi da scoprire a piedi o in bicicletta, tra i viali alberati e i tanti esercizi commerciali che animano una zona di Roma poco realmente conosciuta. Fonte: MenteLocaleRoma