DOPO DUE ANNI NON ANCORA RESTAURATE LE TOMBE PROFANATE

Sono trascorsi quasi due anni dal raid vandalico del Verano: oltre 80 tombe profanate, in larga parte sepolture ebraiche. E lo spettacolo che si presenta a chi s’inoltra nel riquadro 32, il più colpito, è deprimente. Lastre spezzate, marmi divelti, croci di David – le Magen David – atterrate e a volte frantumate. Qua e là menorah stilizzate in pietra finite per terra. Hanno infierito a colpi di mazza. All’inizio del riquadro 32 qualche famiglia (sono passati 23 VERANOmesi) ha restaurato autonomamente il sepolcro dei propri cari. Non ce l’hanno fatta ad aspettare l’intervento promesso e mai effettuato dalle istituzioni cittadine. Il giorno in cui fu scoperto quel raid notturno – era il 12 maggio del 2017 – la prima tomba devastata per chi entrava nel riquadro 32 mostrava la grossa croce di David in granito rosa divelta a terra. È uno dei sepolcri restaurati, ma come confermano dalla Comunità ebraica a spese dei familiari del defunto. Basta avanzare di qualche metro ed ecco le tombe profanate ancora distrutte. Tante, troppe. Il triste spettacolo continua al 33.  Eppure il Comune aveva annunciato un intervento di restauro affidato all’Ama. Ce lo ricorda la memoria di giunta 83 approvata il 20 dicembre 2017, sette mesi dopo il raid compiuto da quattro minorenni tuttora sotto processo al Tribunale dei minori, dove le parti offese non possono costituirsi parte civile. Nell’atto votato allora si legge che «la giunta capitolina impegna l’assessora alla Sostenibilità ambientale a sollecitare Ama spa affinché provveda ad esperire ogni utile iniziativa che, ferma e impregiudicata ogni responsabilità degli autori verso terzi danneggiati, possa condurre mediante la diretta interlocuzione con questi ultimi e con i rappresentanti della Comunità ebraica alla esecuzione dei necessari interventi di recupero». Sotto la memoria è indicato il nome dell’assessora Pinuccia Montanari, che l’8 febbraio scorso si è dimessa e non è stata ancora sostituita. Sedici mesi dopo, il risultato è comunque quello descritto: l’Ama non ha effettuato restauri. Perché? Siamo in attesa di un input e soprattutto della copertura finanziaria, fanno sapere dall’azienda. Il direttore del cimitero informalmente conferma. Quanto alla Comunità ebraica, vige il riserbo. Restano allora le povere tombe devastate, con i nomi sparsi su marmi scheggiati, rotti, atterrati: Umberto Articoli, Alda Tesoro, Erbert Olper, Crescenzio Zarfati, Vito Fano, Irma Piazza, Giacomo Astrologo, Silvia Di Segni, Olga Stein, Riccardo Padovani.