MORTE NEREO: DUBBI SULLA VERSIONE DELLA DONNA

CORSO ITALIANereo era stato appena ammazzato, lanciato come un pupazzo dalla sua auto in corsa, ma chi era a bordo della macchina che l’ha investito, una Smart scura, non ha avuto pietà, ha fatto retromarcia, per evitare il cadavere, e si è recata al lavoro. C’è un primo indagato per la morte di Nereo Gino Murari il clochard colto e gentile adottato dai residenti di Porta Pia e ucciso alle prime luci dell’alba del 7 gennaio. Una presunta pirata della strada che dopo aver centrato il pedone non ha avuto cedimenti e neanche quando, dopo una settimana ininterrotta di indagini della Polizia Roma Capitale, con una scusa è stata invitata al comando per essere ascoltata e ha raccontato una verità che non convince affatto e potrebbe aprire nuovi scenari: «Ero io alla guida, ma non ho visto nulla. Mai saputo che fosse morta una persona. Perché non mi sarei dovuta fermare?». Ora Rosella D.L., 56 anni, è finita nel registro degli indagati per omicidio stradale e omissione di soccorso: agli arresti domiciliari. È certo che era sull’auto, meno che fosse proprio lei alla guida. La sua ammissione a metà potrebbe rivelare sorprese. Le indagini proseguono spedite. Per ora ci sono indizi che portano alla sua Smart provenienti dalle telecamere puntate sul quartiere, che riprendono un’auto proprio come la sua centrare il povero Nereo; dal parabrezza appena sostituito; soprattutto dal tentativo del compagno, una guardia giurata, di scagionarla: «Ero io alla guida della macchina». Altra menzogna, subito accertata. La svolta nell’indagine sull’orribile morte del clochard è arrivata grazie a un lavoro quasi da interforze, che ha visto – commercianti, ambasciate, polizia, istituzioni – fornire in tempi rapidissimi i filmati dei rispettivi sistemi di sorveglianza e, soprattutto grazie alla intuizione di un gruppo di investigatori del II gruppo, coordinati dal funzionario Gabriele Di Bella, che si è soffermato su un particolare: il punto in cui ha parcheggiato a fine percorso la Smart scura sospettata. Ossia il palazzo di via Toscana dove la donna, si è scoperto poi, si era recata al lavoro, dopo aver fatto una precedente sosta all’altezza dell’Ambasciata Americana. Quasi fosse una mattinata come tante per la signora, operaia per una ditta di pulizie, impegnata in uffici pubblici e privati. Gli investigatori, coordinati dal pm Giovanni Battista Bertolini, visionati centinaia di filmati, ricostruito il percorso della Smart sospetta, hanno deciso si chiudere il cerchio martedì all’alba con un espediente. Hanno invitato chiunque varcasse il portone del palazzo in cui sarebbe entrata la donna a recarsi al comando Parioli per rispondere a una segnalazione di schiamazzi notturni. «Io lavoro qua – ha detto la donna – ma in orario più tardo». Forse per sviare il collegamento con l’investimento. Un elemento in più a suo carico per gli investigatori. Tanto che poi, in serata, negli uffici della polizia municipale si è recato anche il magistrato. Prelievo dei filmati, sincronizzazione degli orari, visionamento e digitalizzazione del percorso dell’auto. Non solo del giorno cruciale ma anche di quello precedente e quelli successivi. Donatella Scafati, funzionaria addetta ai sistemi informatici, ha fatto da supporto ai colleghi in strada, mentre il comandante generale Antonio Di Maggio raccoglieva dati, faceva solleciti a enti e istituzioni per raccogliere dati e informazioni in tempi rapidissimi. Fonte: il Messaggero