QUANDO A VIALE PARIOLI C’ERA IL VILLINO VILLEGAS TAVAZZI

villa villegas rerum1A proposito di villini che rischiano di essere abbattuti o vengono comunque distrutti, non esiste solo il caso di Villa Paolina. Leggiamo su Rerum Romanarum che il villino Villegas Tavazzi fu il primo edificio ad essere costruito su viale dei Parioli, al n.11. Era un interessante esempio di eclettismo esotizzante fin de siècle, abbastanza inusuale a Roma: fu villa villegas rerum2barbaramente demolito negli anni Sessanta. Il viale appena costruito doveva essere come il fiorentino viale dei Colli, affiancato da villini della ricca borghesia cittadina. Nel 1887 il pittore sivigliano José Villegas Cordero decise di costruire un villino, che funzionasse da residenza e studio, in stile moresco immerso nella natura selvaggia e incontaminata dei Parioli. Il progetto fu curato dallo stesso Villegas in villino villegas rerum4collaborazione con l’architetto palermitano Ernesto Basile. Nell’agosto 1887 fu approvato il progetto e iniziarono presto i lavori che terminarono nel 1890. Il villino aveva una pianta quadrata, la facciata su viale Parioli aveva un piccolo avancorpo su cui si apriva una grande loggia a trifora su colonnine decorata da  mocarabes e arabeschi e incorniciata da una fascia di stelle geometriche, ispirata all’Alhambra, la loggia si apriva, all’interno, sul grande scalone d’ingresso. La trifora era affiancata da finestre su colonnine sempre con villino villegas rerum5decorazioni in arabesco molto elaborate, in basso si apriva invece il portale d’entrata con arco a tutto sesto, che conduceva allo scalone. Il resto della facciata era dotato di due bifore di tipo moresco al pianterreno e due finestre con volta a ferro di cavallo al primo piano, una fascia di arabeschi correva longitudinalmente sotto le bifore, per poi terminare verticalmente all’angolo dell’edificio fino al primo piano. Una grande fascia di forme geometriche a stella decorava l’attico correndo lungo tutto l’edificio, sopra quest’ultima erano presenti dei merli triangolari di stile ispanico. Sopra lo scalone era stata progettata da Basile una villino villegas rerum6torretta con tetto a spioventi, che fu poi modificata nell’elemento più spettacolare del complesso: una cupola innestata su una loggia quadrangolare con tre finestre con arco a ferro di cavallo per ogni lato, decorata da arabeschi e da una merlatura terminale. La cupola circolare era tutta decorata da arabeschi ed era sormontata da un puntale dotato di varie sfere, nel tamburo della cupola si aprina una porta a tutto sesto architravata che conduceva al terrazzino della loggia. L’elemento più interessante dell’interno del villino era lo scalone d’entrata che conduceva dal piano seminterrato al pianterreno. La zona seminterrata dell’ingresso era rivestita di fasce bugnate, una balaustra traforata accompagnava lo scalone fino al piano superiore, quì otto colonne identiche a quelle della loggia esterna sorreggevano la grande cupola che era decorata con splendide muqarnas. Le esili colonne sostenevano sui capitelli cubici pilastrini istoriati affiancati da quattro colonnine i quali sorreggevano a loro volta gli archi a sesto acuto decorati da mocarabas, questi si fondevano infine con le le muqarnas della base della cupola. Le colonne e gli archi appena descritti erano quasi la copia fedele del Patio de los Leones dell’Alhambra. Superato lo scalone si giungeva al pianterreno, la sala successiva era il patio, chiaramente ispirato al Patio de los Arrayanes nel Palacio de Comares dell’Alhambra. Quattro colonne per lato, con capitelli corinzi, sorreggevano pilastrini decorati da arabeschi e culminanti in mocarabas che sostenevano le volte a ferro di cavallo decorate ad arabesco fino al soffitto. Lungo la parete del portico correva fino a mezza altezza a partire dal terreno una fascia di azulejos a motivi geometrici. Al centro del portico era presente una fontana a forma di stella a otto punte, ricoperta di maioliche blu. Possiamo farci un’idea del patio osservando un dipinto che Villegas ambientò nel suo studio nel 1900 dal titolo “El conjuro”. Dal patio si giungeva in una stanza con una cupolina sul soffitto per far giungere la luce naturale, probabilmente lo studio di pittura di Villegas, un’ulteriore stanza conduceva al giardino ricco di piante esotiche. Il pittore Giulio Aristide Sartorio frequentando l’ambiente artistico di via Margutta entrò in contatto con José Villegas e tra i due nacque un’amicizia, Villegas cercò di favorirne il successo fra i suoi conosenti collezionisti. Non è un caso dunque che per la decorazione pittorica fosse dunque chiamato il giovane Sartorio, che eseguì gli affreschi nel 1890. Nel 1901 Villegas fu nominato direttore del Museo del Prado e fu costretto ad abbandonare Roma e la sua amata dimora. Il villino fu venduto dunque all’antiquario Tavazzi, che lo riempì di anticaglie, lapidi e statue che comprava dalle tenute in zona e nella sua attività di antiquario. Negli anni Trenta vi prese dimora il cardinale Massimo Massimi, che qui faceva riunire la Congregazione Eucaristica giovanile.
Alla sua morte il villino fu venduto e demolito per costruirvi due grandi palazzine.