ROMA-VITERBO, UN CALVARIO PER OGNI STAZIONE

Il giorno dopo lo sciopero nazionale dei trasporti, un’altra mattinata da incubo è iniziata per i pendolari diretti nella Capitale mercoledì: ferma parte della Roma-Viterbo, la circolazione prosegue con pesanti rallentamenti su un binario unico. Il blocco è cominciato con il guasto a un mezzo di cantiere sulla tratta urbana della ferrovia: ritardi e disagi tra le stazioni di Grottarossa e Acqua Acetosa. Atac annuncia di aver attivati un servizio bus sostitutivo tra le stazioni di Montebello e Acqua Acetosa. Un veicolo ferroviario con alcuni operai che erano impegnati dall’alba nei lavori di diserbamento della linea – di proprietà di una società privata incaricata in subappalto da Atac dei lavori – si è fermato sulla strada ferrata impedendo il passaggio dei convogli dei pendolari. Sono in corso le operazioni di rimozione che si concluderanno – prevede Atac – intorno alle 9. Il servizio urbano ed extraurbano sulla linea ha già accumulato ritardi che oscillano tra i 20 e i 40 minuti. Pioggia di proteste sui social network, con centinaia di pendolari che hanno inviato tweet e messaggi ricordando il calvario quotidiano di chi utilizza la linea dalla Tuscia alla Capitale: «Questo treno è una vergogna»; «Non c’è assistenza, ci sentiamo abbandonati a noi stessi»; «E poi non diteci di lasciare l’auto a casa». Già nelle scorse settimane le migliaia di pendolari della Roma-Viterbo avevano dovuto sopportare pesanti disagi a causa dei lavori in corso sulla linea. Temperature da sauna, treni sporchi e super affollati, biglietterie fuori uso, porte rotte e continui stop fuori programma. Soltanto in agosto – guasti a parte – erano state tagliate 41 corse a causa del maxi-cantiere aperto a luglio sulla tratta. Una beffa per gli utenti che per tutti i primi sette mesi del 2012 hanno sopportato disservizi sulla storica linea di Roma Nord, che collega Roma e la Tuscia passando per Saxa Rubra, Tor di Quinto e Prima Porta. Gli annali raccontano che quando Benito Mussolini in persona inaugurò la ferrovia nel 1932, in migliaia scesero dalle colline vicine per ammirare l’opera, per l’epoca mastodontica, denominata allora ferrotranvia. Quasi un secolo di vita che si sentono tutti sui vecchi binari e sulle (poche) elettromotrici in dotazione. Fonte: Corriere della Sera