VILLA ALBANI, UN TESORO NASCOSTO

Immerso in un enorme parco, superstite dell’urbanizzazione ricca ma selvaggia del quartiere Salario/Pinciano, si trova uno dei capolavori mondiali dell’architettura del Settecento. Si tratta di Villa Albani, forse tra i tesori nascosti più preziosi di Roma. Voluta dal cardinale Alessandro Albani, il ricco e dotto nipote di Papa Clemente XI, comprende un sontuoso palazzo decorato con affreschi, marmi e gran parte dell’arredamento originale, nonché il citato giardino, disseminato di padiglioni e fontane. La Villa conserva una parte della  collezione Torlonia, che è la raccolta privata di antichità più importante del mondo (l’altra parte, un tempo esposta nel non più esistente Museo Torlonia a Trastevere, si trova in un deposito), fra cui spiccano decine di statue romane a grandezza naturale come l’Hestia Giustiniani, sarcofagi, urne, busti, nonché un ciclo di affreschi con raffigurazioni di miti troiani ed etruschi proveniente da uno dei più celebri sepolcri di Vulci, la Tomba François, del IV secolo a. C. La Villa non è mai stata aperta al pubblico (a parte un limitatissimo VILLA ALBANI IN UN'INCISIONE DI GIUSEPPE VASInumero di visitatori autorizzati su richiesta) mentre la collezione di antichità dell’ex Museo Torlonia, un tempo fruibile, è invisibile da decenni. Lo scorso anno, però, sembrava essere arrivata una svolta. Il Ministero della cultura (Mibact) aveva firmato con gli eredi Torlonia un accordo che prevedeva l’esposizione al pubblico della collezione dell’ex Museo Torlonia, prima attraverso una grande mostra curata da Salvatore Settis a Roma e in giro per il mondo, poi in via permanente in una prestigiosa sede della Capitale. La mostra, comunicati alla mano, si sarebbe dovuta tenere quest’anno ma pare che si terrà invece a fine 2018. È importante che, a maggior ragione negli ultimi mesi della legislatura, la vicenda della collezione Torlonia torni a essere una priorità del governo, perché se in futuro cambiassero gli interlocutori potrebbe cambiare anche la volontà politica. E Roma non si può permettere di fare allontanare ancora una volta la riappropriazione di questa straordinaria raccolta archeologica. Anche il sindaco Raggi dovrebbe avere ben presente che l’apertura al pubblico di una collezione così importante è un’opportunità da non perdere per la città, forse paragonabile ai benefici derivanti dalla realizzazione del Museo Maxxi o dell’Auditorium. Staremo a vedere.