LA STORIA DI PONTE FLAMINIO, COMINCIATA NEL 1930…

Con l’avvento delle automobili ci si rese conto che il Ponte Milvio non poteva rispondeva più alle esigenze del traffico proveniente dal nord, lungo le consolari via Cassia e via Flaminia. In più per il futuro sviluppo urbanistico della zona a destra del Tevere (Fleming, Vigna Clara, ecc.), un ponte era da ritenersi assolutamente indispensabile. Nel 1930 si decise quindi di realizzare un progetto urbanistico di ampio respiro che prevedeva modifiche ai tracciati di vie Cassia e via Flaminia per fare in modo che si congiungessero più a nord e la costruzione un nuovo ponte monumentale per chi proveniva da nord. L’obiettivo era duplice: risolvere i pressanti problemi di viabilità, e creare un ingresso monumentale a Roma che potesse competere con quelli delle grandi capitali europee. Il nome del nuovo ponte era XXVIII Ottobre, giorno della Marcia su Roma. I lavori, affidati alla società Ferrobeton, iniziarono poco prima dello scoppio della 2° guerra mondiale ma furono sospesi nel 1943. Ripresero nel 1947 ed il nuovo ponte, chiamato Flaminio, fu inaugurato nel 1951. Il ponte, lungo 255 metri e largo 27, è costituito da sette arcate in cemento armato. I cippi presenti recano scolpite le tappe del percorso delle vie Flaminia e Cassia. La nuova strada, che nasce dalla congiunzione della Cassia con la via Flaminia Nuova e supera il fiume sul ponte Flaminio, fu denominata corso Francia, in ricordo della via Francigena che, fin dal Medio Evo, aveva portato i pellegrini a Roma. Per le Olimpiadi del 1960 fu realizzato il viadotto di Corso Francia che, superando con eleganti piloni la zona del Villaggio Olimpico, si innesta nel viale Pilsudski, sotto Monte Parioli. Dopo appena undici anni dalla sua inaugurazione, il quinto pilone cedette ed il traffico fu deviato su un ponte prefabbricato di ferro (tipo Baley) costruito rapidamente qualche centinaio di metri a monte. Ponte Flaminio fu riaperto nel 1964, ma ormai il Grande Raccordo Anulare e l’aeroporto di Fiumicino a sud avevano completamente cancellato la sua originale funzione di ingresso a Roma per i viaggiatori che provenivano dal nord Italia e dall’Europa. Il ponte, lungo 292 metri e largo 40 metri, si compone di cinque arcate di cui la centrale, ad arco ribassato, è di 52 metri. Sull’arco centrale, quattro aquile e quattro lanterne, simili a fari danno monumentalità al complesso, costruito in calcestruzzo, ma rivestito di travertino bianco. Alle estremità del ponte, altri quattro fari illuminano la carreggiata di notte. Nel progetto iniziale, al centro del ponte era prevista una selciatura romana larga 4 metri, quale richiamo alle due antiche vie consolari. Verso la capitale il ponte prosegue con un viadotto, corso Francia, che permette di evitare l’incrocio con il lungotevere ed arrivare ai Parioli in viale Maresciallo Pilsudski, superando il Villaggio Olimpico. I lati del ponte verso il Villaggio Olimpico, su lungotevere Salvo d’Acquisto e lungoteve dell’Acqua Acetosa, sono sempre stati coperti di scritte enormi. Si ricordano “io e te tre metri sopra il cielo” e, ancora prima, “Amo Costanza ma senza speranza”. Fonte: romaduepass