BIBLIOTECA NAZIONALE: PERCORSO ESPOSITIVO SU “IRISH IN ITALY”

biblioteca-nazionaleUn ritratto inedito di James Joyce firmato da Silvano Scheiwiller, le lettere in cui Anton Giulio Bragaglia scriveva del contrabbando degli autori “oriundi” irlandesi in Italia durante la seconda guerra mondiale. E ancora, il primo “Dracula” italiano o la lettera del 1947 in cui Eugenio Montale ribatteva all’editore Cederna che “neanche il Padreterno” potrebbe tradurre le poesie di Joyce. Documenti preziosi che testimoniano la rilevanza della cultura irlandese per l’Italia di inizio Novecento e che, in occasione del centenario dell’Easter Rising, l’insurrezione irlandese del 1916, saranno esposti alla Biblioteca nazionale centrale di viale Castro Pretorio dal 15 ottobre all’8 gennaio 2017. “Irish in Italy. Letteratura e politica irlandesi nella prima metà del Novecento”, si intitolerà la mostra, ideata da Antonio Bibbò dell’Università di Manchester e allestita da Elio Micco, con il sostegno dell’Ambasciata d’Irlanda in Italia e della Marie Sklodowska-Curie Actions-European Commission.Nel percorso espositivo ci sarà spazio sia per la storia dell’indipendenza irlandese sia per la produzione letteraria del Rinascimento celtico e della sua diffusione nell’Italia liberale e fascista. I numerosi documenti d’epoca provengono dalle collezioni della stessa Biblioteca nazionale, in particolare dal Fondo Falqui, ma anche da quelle del centro Apice di Milano, del Centro studi del Teatro Stabile di Torino, del Museo Biblioteca dell’Attore di Genova e delle biblioteche di Como, Modena e San Severino Marche. La mostra ospiterà poi la ricostruzione di un salottino italiano degli anni Quaranta, fornito dal Museo Passatempo di Rossiglione (Genova), dove i visitatori potranno sedersi, leggere riproduzioni dei testi esposti e ascoltare letture di traduzioni d’epoca, interpretate dall’attore Luca Iervolino. Gli stretti rapporti tra Italia e Irlanda, d’altra parte, non si limitano alla presenza di Joyce a Trieste e a Roma, dove l’autore di Dublino trascorse gran parte del suo “esilio continentale”. Tanti i personaggi che hanno creato ponti tra le culture dei due Paesi. Dall’antifascista Mario Borsa agli ecclesiastici come Ernesto Buonaiuti, fino ai rettori dell’Irish College di Roma. Ma anche figure come Carlo Linati, che importò in Italia i drammaturghi dell’Abbey Theatre e lo stesso Joyce, rivisitò Sterne e diede vita al “Convegno”, una delle riviste più importanti per la diffusione della letteratura irlandese in Italia negli anni Venti. Negli anni della seconda guerra mondiale, poi, fu proprio Bragaglia, direttore del Teatro delle Arti di Roma, a ideare lo stratagemma di far “diventare” irlandesi i più improbabili drammaturghi di lingua inglese in modo da aggirare la censura fascista. Fonte: la Repubblica