MAXXI: “GLAMOUR ‘N SOUL”, OMAGGIO AL FOTOGRAFO ESCALAR

francesco-escalarmonica-bellucci-escalarRivolta a un fotografo, Anna Magnani intimò: «Mi raccomando non mi tolga le rughe, ci ho messo cinquant’anni per averle!». Barthes, invece, giustificava il rifiuto della Garbo a mostrare «l’inquietante maturare» della sua bellezza: il mito immutabile è racchiuso nel suo viso – una perfezione intellettuale più ancora che plastica. Nel mezzo si poneva Andy Warhol: una fotografia «non cambia mai», anche quando le persone ritratte lo fanno, invecchiano. Dietro il mondo del divismo ci sono i fotografi dei divi, da David Bailey – che ispirò Antonioni per «Blow up» – a Annie Leibovitz; in Italia si pensa, tuffandosi nel passato, a Elio Luxardo e Arturo Ghergo: Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Sylva Koscina, Eleonora Rossi Drago, Silvana Mangano, Fellini, Mastroianni, Gassman. La macchina fotografica testimone del narcisismo delle varie epoche, stagioni e protagonisti a volte affascinanti a volte meno. Come diceva McLuhan: la fotografia privilegia le immagini alla vita reale, dona l’immortalità. Un testimone troppo rapido dell’ultimo cinema italiano, ma anche della moda e della pubblicità, è stato Francesco Escalar, scomparso improvvisamente nel 2013 a cinquant’anni. Al fotografo romano è dedicata la mostra «Glamour ‘n Soul», da venerdì al 16 ottobre al Maxxi (ingresso libero), curata da Luigia Greco e organizzata da Istituto Luce Cinecittà. Una settantina le opere esposte: i ritratti femminili di Monica Bellucci, Margherita Buy, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Sabrina Ferilli, Valeria Bruni Tedeschi, Asia Argento, Ornella Muti, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini; i ritratti maschili di Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Ferzan Özpetek, Gabriele Muccino, Kim Rossi Stuart, Carlo Verdone, Stefano Accorsi, Alessandro Gassman, Christian De Sica, Giuseppe Fiorello, ma anche Robert De Niro. Incontri professionali e umani nati dalla comune passione per il cinema. Lo stile di Escalar nasce dalla ricerca della luce e dallo studio dei canoni classici della pittura, sempre presenti nelle sue opere. La mostra al Maxxi ripercorre la carriera attraverso i ritratti, in formati di grandi dimensioni (fino a 2 x 3 metri) — ha sempre privilegiato la pellicola 6 x 6 mm rispetto al digitale — con una retroilluminazione personalizzata delle singole opere così da esaltare l’utilizzo della luce. Il fotografo ha realizzato anche molti ritratti di scrittori, giornalisti e cantanti, per le cover dei loro dischi e libri. Nel 2002 aveva esposto alla Galleria nazionale di arte moderna di Roma «Il gene del progresso», un’opera con dettagli di volti del mondo del cinema, della musica e dello sport. Nel 2012 il Festival internazionale del film aveva organizzato al Parco della Musica «Soul of Stars»: una serie di ritratti inediti di grandi artisti, provenienti dal suo archivio privato. Escalar ha inoltre firmato le foto per i libri «Michelangelo Antonioni, lo sguardo estatico» (a cura di Vittorio Giacci) e «Monica Bellucci», autobiografia firmata dall’attrice. «Francesco ha catturato nel suo obiettivo generazioni intere del cinema italiano dei nostri ultimi decenni — scrive Gabriele Muccino nella prefazione del volume pubblicato in occasione della mostra — attraverso i suoi scatti ha segnato come un metronomo i nostri mutamenti, le nostre crescite, le nostre esistenze. Francesco ci lascia la vita degli altri catturata per sempre nei suoi scatti, a testimonianza e ricordo della sua arte e del suo amore per la vita». Fonte: Corriere della Sera