OBIETTIVO LAZIO: STADIO FLAMINIO?

STADIO FLAMINIOParlate a un tifoso della Lazio dello «Stadio Flaminio» e vedrete spuntare la lacrimuccia. Per tanti motivi l’impianto di viale Tiziano è considerato la casa del club più antico della Capitale. E la conferma arriva dalla storia. Inaugurato nel 1911 su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, fu ristrutturato nel 1927 e ribattezzato «Stadio del Partito Nazionale Fascista». Il 10 giugno del 1934 fu il teatro del trionfo dell’Italia nella finale mondiale contro la Cecoslovacchia. Nel dopoguerra lo stadio riprese il nome originario e, dopo il disastro di Superga, fu denominato «Stadio Torino». Nel 1953 fu dismesso e, nel 1957, demolito per costruire sulla stessa area il futuro «Stadio Flaminio», inaugurato due anni più tardi in previsione del suo utilizzo per le Olimpiadi del 1960. In questi anni, precisamente dal 1931 al 1953 fu lo stadio della Lazio mentre la Roma lo utilizzò dal 1940 quando lasciò Testaccio. L’architetto Antonio Nervi progettò il «nuovo» Flaminio che vide la luce il 19 marzo 1959. Il catino sotto la collina dei Parioli ospitò gli incontri del torneo olimpico di calcio del 1960. Nel corso degli anni ci hanno giocato le squadre Primavera di Lazio e Roma, la Lodigiani (poi diventata Cisco) e infine l’Atletico Roma. Oltre alla Rugby Roma, la nostra nazionale nel Sei Nazioni e anche la squadra di football americano dei Marines. Senza dimenticare che la Lazio spesso ha giocato partite di Coppa Italia e presentazioni estive della, squadra oltre alla stagione ’89-’90 (insieme con la Roma) quando l’Olimpico era in fase di ristrutturazione per i Mondiali. All’inizio ospitava 40.000 spettatori, poi ridotti a meno della metà per adeguamento alle norme di sicurezza: Fino a tutto il 2011 si potè arrivare 30.000 spettatori grazie a tribune provvisorie in occasione del Sei Nazioni. Dal 26 febbraio 2014 lo stadio è in gestione alla Figc ma la situazione è controversa. E intanto il degrado avanza con i laziali che sperano di poterne tornare a usufruire (anche la polisportiva biancoceleste) visto che all’interno c’era una palestra e una piscina ormai distrutta. E Seghedoni da lassù farà il tifo perché la Lazio se lo riprenda: a lui quel gol che il 4 marzo del 1962 non fu convalidato (la palla era entrata ma c’era un buco nella rete e un incauto raccattapalle indusse all’errore l’arbitro Rigato di Mestre) ancora non gli è andato giù. La Lazio restò in serie B, il Napoli con quello 0-0 tornò in serie A. Nessun laziale dimentica quell’episodio, tutti i laziali rivogliono lo «Stadio Flaminio». Fonte: il Tempo