MUSEO DELLA SHOAH A VILLA TORLONIA, UN PASSO AVANTI

Avanti con la realizzazione del Museo della Shoah a Villa Torlonia. Sempre in ritardo rispetto agli annunci (gli ultimi volevano l’inaugurazione il 27 gennaio 2015 in concomitanza col settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz) l’iter è comunque proseguito ed è arrivato, due settimane fa, all’attesa firma del contratto tra il Comune di Roma e la ditta aggiudicataria dell’appalto, la Sac Società Appalti Costruzioni, adesso formalmente museo della shoahincaricata «della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori di costruzione dell’edificio a largo Simon Wiesenthal». All’articolo 2 dell’accordo, sui tempi di realizzazione, si legge che «il contraente dovrà ultimare tutte le opere entro il termine di 600 giorni». Quasi due anni, salvo «sorprese» da parte del Consiglio di Stato che deve ancora pronunciarsi nel merito del ricorso delle aziende seconde classificate. Quindi, seppur con l’incognita di questa sentenza, il Comune ha firmato il contratto. Un impegno «definitivo» in una storia lunga e tortuosa che fin dai titoli di testa, Museo della Shoah, suggeriva l’importanza del fattore tempo anche sul piano simbolico: consentire ai sopravvissuti all’Olocausto di assistere all’inaugurazione. Poi, negli anni, varie frenate e ripartenze, dal rischio di veder sfumati i finanziamenti all’alternativa dell’Eur, spuntata sotto l’ex giunta di Ignazio Marino sempre per rispondere all’esigenza «tempo» ma alla fine archiviata (l’Avvocatura ipotizzò il danno erariale esistendo già un progetto e un esproprio in un’altra destinazione) mentre si allestiva almeno uno spazio del ricordo temporaneo a Casina dei Vallati, accanto alla Sinagoga. Adesso, passati vent’anni, tre sindaci e un commissario straordinario dal lancio del progetto del Museo, che alla fine si farà a Villa Torlonia così come l’aveva immaginato e voluto fin dall’inizio l’ex sindaco Walter Veltroni, tutti i tasselli sembrano ricomporsi e formare una strada in discesa. Quasi tutti. Come anticipato, manca ancora il «nullaosta» del Consiglio di Stato, che pur avendo respinto la richiesta di sospensiva dei ricorrenti (le cui motivazioni sono state già rigettate dal Tar) deve pronunciarsi nel merito.  L’incognita è specificata anche nel contratto tra le parti, Comune e ditta, che vincolano l’accordo al buon esito del giudizio: «La data per l’udienza di merito era stata fissata il19 maggio 2016 – si legge sul contratto pubblicato il 5 agosto -. Nelle more di conoscere la decisione il dipartimento Lavori pubblici ha confermato il rilascio del nullaosta alla stipula del contratto», ovviamente condizionato alla pronuncia dei giudici. In caso di accoglimento delle istanze dei ricorrenti, è evidente, il quadro si ribalterebbe, ancora, per l’ennesima volta. Intanto, comunque, le firme ci sono e anche gli impegni di spesa (più o meno 13 milioni di euro) con un orizzonte lavori che guarda, almeno, ai prossimi due anni. Qualcosa in più di una speranza di vederlo realizzato, quindi, adesso c’è. Fonte: Corriere della Sera