IL DEGRADO DI VILLA BALESTRA

villa balestraPubblichiamo questo articolo di Fulco Pratesi, apparso sul Corriere della Sera e riguardante il degrado di Villa Balestra ai Parioli.

Il benvenuto al parco dove ho passato i più begli anni della mia vita, me lo dà il grande ramo di Prunus cerasifera stroncato e giacente da giorni al lato del cancello d’ingresso sempre aperto su via Ammannati. Il giardino pubblico di Villa Balestra, un ettaro e mezzo sulla Collina dei Parioli – a strapiombo su via Flaminia con vista sulla cupola di San Pietro – è l’ultimo relitto dell’antica Villa sfuggito alla speculazione edilizia degli anni 50. Lo stato in cui si trova oggi è inaccettabile, soprattutto in un quartiere che ospita ambasciate, ville e casali storici, istituti religiosi e palazzine eleganti. Il prato, un tempo verdissimo, non più irrigato da un efficace sistema di annaffiamento, oggi è trasformato in una squallida steppa arida e terrosa, piena dei temuti «forasacchi» terrore dei cani che ancora vi scorrazzano depositando le loro deiezioni. La robuste e pesanti panchine di ghisa, se non sono state trascinate da notturni visitatori in posizioni incongrue, appaiono circondate da tappeti di mozziconi e bottiglie vuote e coperte di scritte indelebili. A uno dei magnifici cipressi secolari è stato dato fuoco e un altro è stato completamente bruciato. Nel suo tronco incenerito un’anima buona ha piantato una rosa. Molti pini, ornamento storico della Villa, sono stati abbattuti perché pericolanti e i restanti mostrano chiome sofferenti o inaridite. Gli eleganti e capienti cestini dei rifiuti appaiono danneggiati e uno di essi è stato fatto addirittura esplodere nottetempo dai «soliti ignoti» che cospargono il suolo di pacchetti di sigarette e resti alimentari. La bella fontanella di ghisa (nasone) viene continuamente vandalizzata e gli addetti del Servizio Giardini che passano saltuariamente a ramazzare la monnezza, cercano di ripararla per evitare pozze fangose dove sguazzano i cani. Grandi scritte nere imbrattano i muri, inutilmente riverniciati, dando la misura del livello culturale dei loro autori. I frequentatori di un tempo sono diventati rarissimi. Luca di Montezemolo con i suoi cani e Carlo Vanzina con il suo bianco terrier scozzese non si fanno più vedere. Solo Flavia Vento, sfidando la calura, passeggia con i suoi sette trovatelli nel deserto polveroso dei prati e dei viali ricercando l’ombra degli ancora stupendi cipressi secolari. Un declino che non sarebbe accettato in nessun altro giardino pubblico, qui sta avanzando nonostante le lamentele di chi ancora lo ama. Il suo recupero sarebbe un buon esempio per l’avvio di una politica del verde finalmente accettabile.