TUTTO IL DEGRADO URBANO, DA PIAZZA MANCINI A PORTA PIA

BIDONVILLE PORTA PIADa Villa Ada a Porta Pia, al Flaminio. Le bidonville negli angoli della Roma bene sono un inferno sotto gli occhi di tutti. Bastano pochi passi e le vite parallele di indigenti e residenti si intrecciano con la violenza di un tornado caldo come i 40 gradi di un martedì di luglio in cui attraversiamo la città. Per scoprire come dall’eleganza dell’ambasciata del Regno Unito in un attimo si entra PORTA PIAnel tanfo di materassi mischiati a cibo di un sottopasso. Dalle palazzine signorili di via del Pinturicchio si inciampa nei giacigli di cartone sotto gli alberi di piazza Mancini. L’abitudine deve aver rafforzato l’indifferenza, perchè nessuno sembra accorgersi di quei feudi di miseria in cui si arrabbattano a vivere disperati senza casa. L’ambasciata del Regno Unito di PIAZZA MANCINIGran Bretagna è un ricordo che svanisce in fretta quando, pochi metri più in là, basta scendere 15 gradini ed entrare nel sottopassaggio della vergogna. Vivono almeno trenta persone lì sotto, a giudicare dai materassi accatastati l’uno all’altro e dalla mole di sporcizia accumulata. Lungo la scalinata una finestrella ricavata nel muro dove l’occorrente per farsi di eroina è alla portata di tutti: siringhe, un cucchiaino di metallo, pezzi di limone. In superficie la situazione non migliora: dietro una recinzione, proprio accanto alle mura, dove un cartello giallo recita “Area videosorvegliata, vietato l’accesso”, un uomo si riveste, con le macchine che sfrecciano lungo viale del Policlinico, dopo aver fatto i suoi bisogni e aver sistemato la coperta dove aveva trascorso la notte. Ecco che nel cuore del Flaminio ad accogliere turisti e residenti c’è la fontana svuotata di piazza Mancini piena di cocci di bottiglie. Bengalesi e romeni lasciano nel parco con vista stadio Olimpico, cartoni ripiegati con sotto scarpe da ginnastica a indicare che quello spazio è già occupato. Ce ne sono 15. Salita la gradinata c’è chi si è potuto permettere un materasso e cuscini di gomma piuma e lì, alle 14 di ieri, all’ombra degli alberi, dormiva tranquillo. Fonte: la Repubblica