VIA SALARIA: LE CATACOMBE DI IERI, LA “CITY” DI OGGI

Di fronte al muro di cinta della Villa Albani su via Salaria troviamo il monumento funebre di Lucilio Peto, accanto alla sede della Facoltà di Sociologia della Università “La Sapienza”. E’ una tomba a tumulo, della fine del I sec. a.C., come la moda del tempo richiedeva, allestita per il titolare e la sorella Lucilla Polla. Abbandonata nel I sec. d.C. fu riutilizzata nel IV sec., quando vi furono addossati altri sepolcri e scavata una piccola catacomba interna. I blocchi di tufo allineati di lato sono i resti di un muro di rispetto. Superiamo via Po, la strada non è più rettilinea e a largo Ponchielli piega a destra per sboccare in piazza Benedetto Marcello, caratterizzata da una serie di edifici di recente moderna fattura. In angolo, a destra, via Simeto che al civico 2 presenta l’ingresso alle Catacombe di Massimo o di Felicita. Al di sopra, un massiccio palazzo umbertino ha sostituito il ricordo della basilica di superficie. Consisteva in due basilichette, una superiore a cielo aperto per Felicita ed una sotterranea contenete il corpo del figlio martire Silano, collegata con scala. Qui esiste un affresco del VII sec. con Cristo che porge le corone del martirio a Felicita e ai suoi sette figli martiri. Risulta una derivazione di acquedotto che forse alimentava un battistero. Le reliquie dei martiri furono portate a S. Susanna. Superiamo l’incrocio con via Regina Margherita: all’incrocio con via Yser, una botola richiama la nostra attenzione: è l’ingresso della Catacomba di Trasone. Detta anche “ad S. Saturninum”,dal nome del martire ivi deposto, è profonda cinque piani. Ci sono affreschi del IV sec. e si estende anche sotto la Villa Odescalchi. La strada è fiancheggiata da case signorili, ville eleganti (Albergo Villa Grazioli), traverse prestigiose, con la presenza di alberi, anche di alto fusto. A questo proposito, un palazzo presenta al secondo piano un terrazzo con buco: in passato, prima che venisse abbattuto, serviva per circondare un pino che l’architetto non volle abbattere. Oltre l’incrocio con via Panama, e la successiva strettoia, si incontra a sinistra l’ingresso di Villa Ada mentre, a destra, sboccano le belle strade con villini che provengono dalla zona di piazza Verbano. Sarebbe bello che il lungo e decrepito muro di cinta della Villa venisse sostituito da una cancellata. Appena superata via Taro, c’è l’ingresso del Cimitero dei Giordani, raggiungibile da quello di Trasone, attraverso la Catacomba di Ilaria. Il nome richiama una associazione o il fiume Giordano: furono ivi sepolti tre dei figli di Felicita, Marziale, Vitale ed Alessandro e sette vergini (Donata, Paolina, Rogata, Dominanda, Serotina, Saturnina e Ilaria). Risale al III-IV sec. A via Anapo , tra il civico 4 e il 6, davanti a villini moderni, si apre l’ingresso alla Catacomba Anonima .Risale alla seconda metà del III sec. Scoperta nel 1578, fu perduta e ritrovata nel 1593, di nuovo ritrovata nel 1921. Allo sbocco di via Nera troviamo Villa Visconti, appartenuta al celebre regista, e all’angolo una fontanina semplice ma accattivante (quanti bambini avranno bevuto all’uscita della Villa Ada, magari in braccio al genitore per arrivare alla cannella). Oltre la strettoia, rappresentata dal Palazzo Filomarino, in angolo con via Arbia, ci attende ora il monumento più importante, visitato dai pellegrini fin dai primi secoli ed ancor oggi vitale, l’Area catacombale di Priscilla, discendente della gens Acilia, parente di Marco Acilio Glabrone, console accusato di fede cristiana nel 91. Il nucleo più antico, risale al II sec., e comprende: la Cappella Greca (il nome deriva da iscrizioni in greco), Ipogeo detto degli Acilii (con il corpo del martire Crescenziano del II sec.), la Cava di Arenaria del II-III sec., che contiene gli affreschi della Madonna con Bambino e del profeta che addita una stella (III sec.) e Cubicolo della velatio (matrimonio), con gli affreschi della maternità e dell’Orante. Il livello successivo è composto da una lunga galleria da cui si dipartono venti ambulacri. Costantino fece costruire la Basilica di S. Silvestro. Nella Cataconba furono deposti: due figli martiri di Felicita Felice e Filippo e il martire Crescenzano, nonchè i papi Silvestro, Siricio, Celestino, Liberio e Vigilio, oltre al vescovo Marcello o Marcellino degli inizi del IV sec. Scendiamo, ora, fino al semaforo che consente di voltare a sinistra per via di ponte Salario: Superata l’imponente Caserma dei Carabinieri, ci troviamo al fondo: la via proseguiva sotto il terrapieno moderna, proveniente da via del Foro Italico e attraversava il fiume Aniene con il ponte Salario, appunto. A sinistra ancora oggi una strada, con qualche tornante, conduce a Monte Antenne , che prende nome dall’antica città di “Antemnae” (ante amnem = di fronte al fiume), posta a controllo della confluenza dell’Aniene nel Tevere e del ponte che attraversa l’Aniene. A parte il Forte Antenne, resta solo la fantasia per immaginare la cittadella distrutta. In lontananza, sommerso dagli svincoli stradali e da edifici industriali, il ponte Salario e il Sepolcro di Mario. Siamo giunti al termine del nostro percorso: un’impressione di grande complessità caratterizza questa esperienza. L’antichità della strada si perde nell’evoluzione che ha subito fino ad oggi. Un tracciato sempre valido, considerato che ferrovia ed autostrada lo seguono, almeno fino a Passo Corese. E’ servita per il commercio, la guerra, i viaggi di piacere, la posta, i pellegrinaggi etc. Nel 1870 il rumoroso silenzio della campagna fu bruscamente interrotto dalle cannonate di Porta Pia. La saturazione edilizia che ne seguì si riscontra nelle vie, anche signorili, fitte di uffici che attraggono traffico. Eppure, durante il percorso si sente un’aria dignitosa quando non elegante, la presenza di ville favorisce l’umanità del tempo libero, mentre lo sviluppo commerciale e l’intensa presenza dei mezzi pubblici contribuiscono a dare l’idea della metropoli. La passeggiata ci pone di fronte ad una realtà: negli anni Sessanta la zona del Salario divenne lo sfogo delle attività terziarie del centro storico: furono abbattuti palazzi d’epoca, costruiti edifici per uffici, senza preoccuparsi degli accostamenti: i prodotti in sè sono apprezzabili ma si avverte una eterogeneità di stili e di vocazioni urbane che mal si concilia con il patrimonio storico da difendere. Tuttavia, al di là del traffico e della vivibilità residenziale vulnerata, emerge un fenomeno: la zona rappresenta una piccola city, sede di società, grandi e famose, oppure meno note ma altrettanto importanti. Architetture moderne cercano di illustrare questa atmosfera di cosmopolitismo e di centro pulsante, senza la magniloquenza delle sedi istituzionali politiche ed amministrative tipiche di Roma, diverso dall’altro centro rappresentato dall’Eur. Un po’ più piccolo è bello. Molti reperti antichi, pagani, cristiani, moderni, sono, per vari motivi, invisibili o trascurati: sembra quasi che prevalga una pigra dimenticanza, come nelle case degli anziani o dei ricchi in cui anche oggetti di valore si apprezzano ma non si valorizzano, come un bene da conservare senza che venga consumato. Tratto da www.giardinodivenere.it