CALPESTANDO LA STORIA: VIA SALARIA ANTICA

Il sale era nel passato l’elemento fondamentale per la conservazione dei cibi e quindi un prodotto che le popolazioni abitanti lontano dalle coste marine devono procurarsi o attingendolo direttamente ai bacini di raccolta o scambiandolo con altri beni. In ogni caso, è necessario trasportarlo utilizzando mezzi naturali come i fiumi o creati dall’uomo come le strade e la via Salaria nacque nella notte dei tempi per questo scopo. Il percorso comincia dal Mare: dagli stagni di Ostia, ove erano attive le antiche saline (“Campi salinarum”). Il sale, la cui raccolta era gestita direttamente dai popoli sabini, era caricato su mezzi di trasporto terrestri che percorrevano le vie parallele alle sponde del fiume: la via Ostiense, sulla sponda sinistra e la via Campana (che portava ai Campi) poi Portuense, sulla sponda destra. La via Ostiense arrivata al Porto fluviale (oggi Anagrafe) cambiava il nome e diventava “Salaria”. Due erano i percorsi: quello più antico della Salaria Vetus, la via Salaria Antica e quello più recente della Salaria Nova, il cui tracciato è quello dell’attuale via Salaria. La via Salaria Antica, lasciata la zona commerciale del Porto fluviale (Anagrafe), imboccava la via Biberatica (Viminale), rasentava il Colle Quirinale (via della Pilotta), incrociava via dell’Umiltà e Via del Lavatore, piegava per via del Tritone, accanto all’acquedotto Vergine ed usciva dalle Mura Serviane a Porta Collina. Superata la porta si dirigeva verso sinistra ed attraversava le Mura Aureliane con una posterula presso il recinto dei giardini dei Pinci (Porta Pinciana), mentre la via Salaria Nova piegava a sinistra verso Porta Salaria (piazza Fiume). Tra le due vie, appena fuori delle Mura Aureliane, si estendeva una vasta necropoli (Sepolcreto Salario ed altre tombe). La Salaria Vetus seguiva invece un tracciato sostanzialmente diverso, più lungo e tortuoso e passava per l’antica città di Antemnae prima di attraversare l’Aniene (Ponte Salario) per seguire il Tevere ed inoltrarsi nella Sabina. Dopo Porta Pinciana costeggiava villa Borghese sul tracciato dell’attuale via Pinciana, poi su via Paisiello, via Oriani, via Denza, via dell’Acqua Acetosa (vicolo dell’Acqua Acetosa), raggiungendo Antemnae (Monte Antenne) per poi scendere verso Ponte Salario, dove incontrava la Salaria Nova.vDa via Pinciana, una diramazione (approssimativamente in corrispondenza dell’attuale via Giovannelli) fino a cento anni fa detta vicolo di Grotta Pallotta, collegava la via Salaria Antica con la via Salaria Nuova, costeggiando villa di Grotta Pallotta. Dopo la caduta dell’impero Romano la Salaria Antica cadde in rovina come le altre strade di importanza non primaria e, fino all’inizio del novecento in cui la zona fu edificata, il tratto iniziale della via, da porta Pinciana all’attuale via Paesiello, era un sentiero che correva tra alti muri delle ville fuori porta delle famiglie nobili romane e della Chiesa, denominato vicolo delle tre Madonne. All’altezza dell’attuale via Emilio de Cavalieri, partiva il vicolo di San Filippo che seguiva il tracciato dell’antica via romana. Quando Antemne fu completamente abbandonata e distrutta, fu utilizzata una diramazione della strada che seguiva approssimativamente il percorso dell’attuale via Bertoloni, via Denza, via dell’Acqua Acetosa che, successivamente prese il nome di vicolo dell’Imperiolo. Il tracciato della via Salaria Antica è confermato prima di tutto dalla sistemazione delle attuali strade (è evidente infatti che da tali antichi tracciati deriva l’attuale sistemazione viaria a triangolo dove via Pinciana si congiunge con via Paesiello, tra largo Tartini e largo Spinelli), e dal rinvenimento, lungo il percorso, di resti del lastricato e di numerose sepolture. A sinistra di Via Pinciana, all’interno della Villa Borghese, prima della Galleria omonima, si scorge una tomba a tempietto del II-III sec.d.C. In tale area, inoltre, si trovano almeno tre catacombe cristiane: il cimitero di Panfilo, in via Paisiello, sotto la chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù, la catacombe di S.Ermete in via Bertoloni 13, e le catacombe ad Clivum Cucumeris, probabilmente situato tra via Denza e via Mercalli, e diversi cimiteri pagani, quali l’ipogeo dei Pupazzi in via Paisiello. (fonte: romaduepass)