IL 7 OTTOBRE 1991 CI LASCIAVA NATALÍA GINZBURG

Natalia-GinzburgIl 7 ottobre 1991 muore a Roma, dove abitava nel quartiere Flaminio, Natalía Ginzburg, scrittrice di primo piano della letteratura italiana del Novecento. Natalia Levi nasce a Palermo da Giuseppe Levi, illustre scienziato ebreo di origine triestina, e Lidia Tanzi, milanese e non ebrea. Esordisce nel 1933 con il suo primo racconto, pubblicato dalla rivista “Solaria” e nel 1938 sposa Leone Ginzburg col cui cognome firmerà in seguito tutte le sue opere. Dalla loro unione nascono tre figli: Carlo, noto storico e saggista, Andrea e Alessandra. In quegli anni stringe legami con i maggiori rappresentanti dell’antifascismo torinese e in particolare con gli intellettuali della casa editrice Einaudi della quale il marito, docente universitario di letteratura russa, era collaboratore dal 1933. Nel 1940 segue il marito, che era stato mandato al confino per motivi politici e razziali, a Pizzoli in Abruzzo dove rimane fino al 1943. Nel 1942 scrive e pubblica, con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, il suo primo romanzo intitolato La strada che va in città, che verrà ristampato nel 1945 sotto il nome dell’autrice. In seguito alla morte del marito, torturato e ucciso nel febbraio del 1944 nel carcere romano di Regina Coeli, nell’ottobre dello stesso anno Natalia giunge a Roma, da poco liberata, e si impiega presso la sede capitolina della casa editrice Einaudi. Nell’autunno del 1945 si ristabilisce a Torino, dove nel frattempo sono rientrati anche i suoi genitori, i due figli e la figlia, che durante i mesi dell’occupazione tedesca si erano rifugiati in Toscana. Nel 1950 sposa l’anglista Gabriele Baldini, docente di letteratura inglese e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra, con il quale concepirà i figli Susanna e Antonio, entrambi portatori di handicap. Nel 1962 esce la raccolta di saggi Le piccole virtù, e nel 1963 la Ginzburg vince il premio Strega con Lessico famigliare, memoir che viene accolto da un forte consenso di critica e di pubblico. Nella successiva produzione la scrittrice, rivelatasi anche fine traduttrice con La strada di Swann di Proust, ripropone in modo più approfondito i temi del microcosmo familiare con il romanzo Caro Michele del 1973, il racconto Famiglia del 1977, il romanzo epistolare La città e la casa del 1984, oltre al volume La famiglia Manzoni, nel 1983, visto in una prospettiva saggistica. Nel 1983 viene eletta al Parlamento nelle liste del Partito Comunista Italiano. Il 25 marzo 1988 scrive per l’Unità un articolo divenuto famoso, dal titolo: Non togliete quel crocifisso: è il segno del dolore umano, difendendo la presenza del simbolo religioso nelle scuole e opponendosi alle contestazioni dilaganti in quegli anni. È sepolta al Cimitero del Verano di Roma.