VIA PANAMA: MAXXI ABUSO E PERICOLO NEL PARCO RABIN

parco rabinUna volta, tanto tempo fa, lì, in via Panama, all’altezza di largo del Bangladesh, c’era un chiosco in legno. Che negli anni si trasformò. Fino a diventare, nel 2002, “un nuovo manufatto di circa 90 metri quadri con struttura in ferro, tamponato lateralmente con infissi in ferro e vetri e copertura di tetto a più falde”, come stabiliva la convenzione stipulata con il Comune di Roma, proprietario del terreno. In realtà però nella sua trasformazione il Panamino – così si chiama ora l’ex chiosco – si è allargato mangiandosi parte del parco che lo ospita, parco Rabin, l’area per cani di Villa Ada. Oggi al posto del chiosco in legno c’è una zona gazebo, una struttura ristorante, una zona “salotto”, servizi igienici, oltre al bar: i 90 metri quadri previsti si sono espansi a macchia d’olio, in un’area “di notevole interesse pubblico”. Tanto che nel 2012 il Comune delle parti abusive intimò la demolizione. In quello stesso anno le due società che gestiscono il bar – Eolie e Panamino – presentano ricorso al Tar sostenendo di avere i “titoli edilizi”. Il 29 gennaio 2015 il Tar respinge la richiesta, argomentando che in realtà, dai documenti, non ne risulta alcuno: l’ex chiosco in legno, che ormai del chiosco non ha (quasi) più niente, abusivamente si è espanso “su suolo pubblico” e ha aggiunto aree in metallo e ferro senza “titolo”. Diventando, come descrive il suo stesso sito, “un wine bar” specializzato nell’organizzazione di “eventi, feste private e per bambini, catering, cocktail bar, pranzi, cene, meeting lunch in una location fantastica, circondati dal verde della natura”. Mentre il 25 febbraio il direttore del Municipio II delega i vigili urbani a chiudere il locale, i gestori presentano ricorso al Consiglio di Stato che, in attesa del proprio pronunciamento, il 15 aprile 2015 emette un’ordinanza per bloccare la demolizione. L’udienza del Consiglio di Stato è prevista per novembre. Ma per Roma Capitale quelle costruzioni abusive, oltre a rendere l’area in cui sorgono pericolosa, restano loro stesse pericolose perché prive “dei collaudi e delle garanzie di sicurezza di legge”. “Siamo in attesa dell’udienza di merito” dichiara l’avvocato Rodolfo Murra, capo dell’avvocatura del Comune, “nel corso della quale difenderemo con il coltello tra i denti gli interessi pubblici, come facciamo sempre contro chi ha realizzato opere abusive. Anche perché a Roma c’è una situazione paradossale: chi ha in gestione beni pubblici, soprattutto comunali, fa quello che vuole perché c’è pochissimo controllo. C’è collusione, ignavia, inerzia e mancanza di soldi per demolire gli abusi, anche se in realtà sono convinto che se ci fosse la volontà, i soldi si troverebbero. Per esempio obbligando chi quegli abusi li ha commessi a pagare. Ai dirigenti comunali faccio sempre una domanda” conclude il legale. “Ma se si fosse trattato di un vostra proprietà, avreste consentito quest’anarchia totale?”. Fonte: la Repubblica