LELIA CAETANI, NOBILDONNA E PITTRICE DI TALENTO

lelia-caetani-howard-la-fontana-dei-cavalli-marini-a-villa-borgheselelia-caetani-howard-tetti-di-romaPersonalità complessa quella della principessa Lelia Caetani Howard, ultimo ramoscello di quella grande quercia che era stata la famiglia Caetani di Sermoneta. Alla sua morte, infatti, nel 1977, si estinse definitivamente il casato. Aveva una nonna inglese e una madre americana ed era dunque un incrocio anglo-italiano di cui conservò tutta la vita le caratteristiche. Personaggio delicato e forte insieme possedeva in egual misura una buona dose di scetticismo romano ed insieme di sense of humour britannico. La sua storia come pittrice è ancora tutta da scrivere. Forse proprio a causa della sua riservatezza e di quel tipo di educazione che impone la regola di non prendersi sul serio. Eppure i suoi quadri sono stati esposti a Parigi nel 1933 alla Galerie Marcel, nel 1934 alla Galerie Leon Marseille, presentati da Eduard Vuillard e ancora, nel 1934 e 1937, da Dunoyer de Segonzac che la descrisse come un’adolescente silenziosa. Nel 1948 espone alla Galerie André Weil, e poi in Inghilterra da René Char e da Kathleen Raine. Nel 1954 è a New York alla Hugo Gallery. A Roma tiene tre personali (1937, 1955 e 1958) alla Galleria dell’Obelisco di Gasparo Dal Corso e Irene Brin. Irene Brin e Dal Corso, troppo noti per parlarne, furono maestri mai più raggiunti nello scoprire talenti inconsueti o inclinazioni artistiche bizzarre, genialità sconosciute. Lelia Caetani è una pittrice oggettiva, con una sensibilità classica e rispettosa del suo soggetto. Forse solo nella sua pittura riuscì ad esprimersi senza timidezza. Dipingeva così come lei era, rappresentando il mondo visibile che le stava intorno in tutto il suo decoro e la sua apparente semplicità. Apparente perché Lelia fu sempre un’artista misteriosa e un po’ segreta. Quelle che oggi si presentano sembrano forse vedute normali di città e paesaggi comuni, come villa Borghese, o la Senna e l’abside di Notre Dame, piazza San Marco o il canal Grande. O i tetti romani visti dalla terrazza del palazzo Caetani in via delle Botteghe Oscure. O ancora i fiori del giardino di Ninfa. Eppure in queste vedute di luoghi di frequentazione consueta, del suo mondo di tutti i giorni, Lelia infonde qualcosa di nuovo, di inesplicabilmente misterioso e certo di non comune. Del resto tutta la sua storia non è comune.