TUTTE LE INSIDIE DEL MURO TORTO, UN LUNGO ELENCO DI PERICOLI

Due motociclisti morti in venti giorni nello stesso tratto, a qualche centinaia di metri uno dall’altro. È l’ennesima brutta notizia dal Muro Torto, un’arteria che con il passare del tempo è diventata vitale per il traffico romano, importante quanto pericolosa, a cui forse il Campidoglio dovrebbe porre mano, perché i problemi sono tanti. Del resto dalla Nomentana o da Castro Pretorio oppure, in senso contrario, da piazzale Flaminio, non esistono molte alternative di percorso, perché la Ztl va bene, ma non può essere sostituita da una sola arteria che attraversa il centro di Roma e ha tutti i difetti delle strade romane: tombini non in linea con l’asfalto, buche, fermate dei bus in piena curva, scarsa vigilanza e segnalazione dei pericoli. Ma il Muro Torto o come lo chiamano i romani, il «muro maledetto» si percorre in gran parte in gallerie scarsamente illuminate. Se a ciò si aggiunge la spericolatezza degli automobilisti e l’alta velocità, allora siamo di fronte ad un immaginario circuito di F1 scalcinato dove si rischia un tamponamento, una carambola, senza vittime, quando va bene, e spesso a farne le spese sono i motociclisti. Il Muro Torto è una strada a due corsie per ogni senso di marcia che nascondono molte insidie, a cominciare dai curvoni sfalsati o ciechi, un percorso che si allarga all’improvviso o si stringe pericolosamente in prossimità delle rampe d’ingresso o di uscita. Non resta, allora che raccontare cosa accade, nell’ora di punta, praticamente sempre, lungo il «muro maledetto». La segnaletica sull’asfalto è poco visibile: servirebbero vernici più adatte. Prima curva verso destra: occorre prestare attenzione, perché essa risente dell’angolo sfalsato che inizia dalla corsia opposta, direzione piazzale Flaminio. In pratica si tratta di una parabolica divisa su quattro corsie che richiedono molta prudenza, soprattutto in direzione Castro Pretorio-Porta Pia, perché l’angolo varia e alla fine della curva si stringe. Il pericolo è soprattutto per le moto che non riescono a mantenere una traiettoria omogenea. Superato questo primo ostacolo si viaggia tranquilli (forse) fino alla prima uscita che conduce in via Veneto, la rampa è abbastanza lunga: se la distanza di sicurezza non è stata rispettata, si rischia il tamponamento. Si prosegue entrando nel primo tunnel, breve ma stretto e poco illuminato, una luce fioca, come quella di una cena a lume di candela. Accompagnati dalle lamentele delle sospensioni a causa dei tombini, si va in salita verso le successive uscite che conducono verso piazza Fiume. Riesce difficile definirle uscite perché sono anche entrate e il pericolo che si formino code è sempre in agguato. Superato indenne anche questo passaggio, si entra infine nel tunnel più lungo e pericoloso perché divaricato: a sinistra verso Porta Pia in salita, con la possibile e non auspicabile sorpresa di pedoni che attraversano la Nomentana, e a destra curva verso Castro Pretorio, cieca sulla salita, sempre che si sia riusciti ad evitare auto e moto che sono entrati nel Muro Torto da Porta Pia. Fonte: Corriere della Sera