GESTIVA SPACCIO DI DROGA DA UN CONVENTO DI VIA TORLONIA

Si chiama Adriana Ines Gomes, ha 34 anni, è brasiliana ed è una narcotrafficante. Nell’estate del 2013 si trovava agli arresti domiciliari in un convento delle Suore Adoratrici in via Alessandro Torlonia dal quale però, all’insaputa delle religiose, continuava a organizzare gli arrivi delle partite di cocaina dal Brasile all’Italia. A consentirle di scontare gli arresti nella struttura romana era stato il tribunale del Riesame che aveva accolto il ricorso dell’avvocato della trentenne per attenuare la misura restrittiva del carcere a Civitavecchia dove stava scontando cinque anni per traffico di droga. E così la brasiliana ne approfittò subito, per riallacciare i contatti con i complici usando più di un telefonino. La scoperta è stata fatta dagli investigatori del Gico della Guardia di finanza, coordinati dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che mercoledì mattina hanno sgominato una banda di narcotrafficanti che facevano anche rapine a mano armata soprattutto in Toscana. Oltre alla brasiliana sono state arrestate altre 13 persone (una ai domiciliari). I colpi messi a segno soprattutto in abitazioni, bar e distributori di benzina risalgono al biennio 2012-2013. A Empoli il titolare di una pizzeria finì in ospedale con la frattura del cranio per aver reagito ai banditi e in quel caso la basista era una brasiliana. Vittime delle rapine anche alcuni gestori di aree di servizio sulla Firenze-Pisa-Livorno, minacciati con pistole elettriche taser e con le roncole. Da consentire agli investigatori di ricostruire l’organigramma della banda è stato un militare sotto copertura del Gico che per mesi è stato in contatto con i narcotrafficanti per acquistare una partita di cocaina. Il ruolo principale era recitato proprio dalla brasiliana del convento romano mentre i complici si occupavano dei contatti con gli spacciatori al dettaglio. Fra i complici c’erano l’ex marito della trentenne e la sorella, da Pontedera: erano loro che trovavano i finanziatori delle singole operazioni con il Brasile. Dalle indagini è emerso che il primo contatto dell’infiltrato è stato un vigilante calabrese in servizio presso un supermercato di Lucca. Il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e i colonnelli Adriano D’Elia del Nucleo di polizia tributaria e Raimondo Galletta del Gico fiorentini hanno spiegato che la droga arrivava dal Brasile nascosta nei doppi fondi dei bagagli imbarcati sui voli internazionali, avvolta in abiti e coperte. Quattro i sequestri nel corso dell’inchiesta: 40 chili a Malpensa a Ferragosto 2012, 20 a San Paolo del Brasile il 9 settembre dello stesso anno, 15 il successivo 10 ottobre e altri 7 nel giugno 2013.