UN DELRIO TOUR A PROVA DI BICI

Le cicliste di mezz’età, un po’ gufe, che a Roma pedalano per andare ovunque e che si sono riprodotte con moderazione, all’inizio non sono impazzite per Graziano Delrio. Delrio, com’è noto, nei primi giorni da neoministro delle Infrastrutture si è presentato al lavoro in bicicletta; ad alcuni/e è parso un gesto demagogico, da politico che fa l’ambientalista; alla David Cameron, alla Ignazio Marino (che ha regalato a Delrio la bici elettrica; una bici elettrica costa dai 1.000 euro in su; quante buche si riparano con mille euro? Vabbe’). Però, quasi subito, Delrio è stato massacrato. Perché va contromano. Perché non indossa il casco. Perché, complessivamente, pedala senza seguire le regole. Benvenuto tra i ciclisti romani, ministro. Quelli che non portano il casco servirebbe un’armatura. Quelli che vanno contromano per disperazione, come Delrio; con la sua performance a Porta Pia ha sconfessato l’operato del suo predecessore Maurizio Lupi, che aveva bloccato il «contromano escluse bici», chiesto da molti sindaci. Quelli che, tentando un Delrio Tour, possono mostrare quanto sia difficile girare per Roma rispettando il codice della strada. Partendo dalla solita stazione Termini. Da dove Delrio arriva da Reggio Emilia. Ammesso che uno trovi la bici che non avendo una scorta ha legato lì, è impossibile arrivare alla piazza senza commettere infrazioni (o venire travolti da un autobus, o venire malimortaccizzati da un tassinaro). Poi con cautela si va a destra in via Solferino e si circumnaviga piazza Indipendenza schiacciati sulle auto in doppia fila. Si gira a destra in via Goito, e ancora a destra in via Gaeta, all’altezza di una palazzina storica addobbata con cartelli Affittasi/Vendesi, lì da tempo, un po’ una metafora. Da lì, dopo altri bei villini fine Ottocento, si sbuca a Castro Pretorio, verso la succursale del ministero. Non potendo pedalare contromano, si arranca a destra sul viale, cercando di scampare a buche e pullman. E si gira, con attenzione, a sinistra sul viale dell’Università. A sinistra c’è piazza Confienza e un palazzo molto ganzo al 5, dell’anno VIII dell’era fascista. Subito dopo c’è via Monzambano, succursale da una parte, palazzina con esplosione di glicini dall’altra. Si sbuca di nuovo su Castro Pretorio, si sosta cautamente allo svincolo, di fronte alle Ferrovie, accanto al sottopasso, si va a sinistra sempre lungo le auto in sosta vietata. Ci sarebbe un controviale, ma è sbarrato. Si gira a destra sulla Nomentana, al 2 c’è il ministero di Delrio. Poi c’è un dilemma: si può girare per via dei Villini, traversare a mano sulle strisce, arrivare al semaforo di viale Regina Margherita. Si torna indietro, si fa Porta Pia nel senso giusto tra sanpietrini e asfalto coi bozzi, si va veloci per via XX Settembre accanto al ministero dell’Economia per evitare moniti di Piercarlo Padoan. Si scende poi per via Quattro Novembre, piazza Venezia, via del Corso, si arriva a piazza Colonna e palazzo Chigi. Se si ha la scorta, anche vivi.