LA SAPIENZA, LEZIONE DI CALCIO ALL’UNIVERSITÀ CON GARCIA E PIOLI

Circa mille studenti delle scuole superiori e dell’università La Sapienza hanno partecipato ieri mattina, alla conferenza «Vivere lo stadio: una passione pericolosa?». L’evento, organizzato dal ministero dell’interno e ospitato nell’aula magna del primo ateneo romano, ha visto avvicendarsi sul palco, tra gli altri, il capo della Polizia, Alessandro Pansa, Roberto Sgalla e il prefetto Vincenzo Panico. Oltre al tema della legalità negli stadi, i ragazzi -presente anche un folto gruppo di giovani appartenenti al corpo di polizia- hanno partecipato anche a due brevi colloqui sugli effetti delle sostanze stupefacenti e sulla violenza nelle manifestazioni calcistiche e di strada, tenuti dai professori Anna Maria Giannini e Salvatore Di Somma. Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Marisa Grasso, vedova dell’ispettore Filippo Raciti, deceduto per le conseguenze dei traumi riportati mentre si trovava in servizio allo stadio di Catania, nel 2007. Il calcio è sport, quindi «passione, entusiasmo, che può dare emozioni, entusiasmo, soddisfazioni ma anche situazioni negative». Però, per Stefano Pioli, allenatore della Lazio, «chi supera il limite della legalità non merita di stare con noi». Lo stesso Pioli ha anche fatto un appello al mondo del calcio in generale: «Noi dobbiamo fare la nostra parte, anche come genitori e come addetti ai lavori, nel trasmettere certi valori che si sono persi per strada». Per Pioli «andare allo stadio e vedere genitori che sono insieme ai figli e che fanno gesti, che minacciano, che provocano è molto triste. Genitori soprattutto, ma anche gli addetti ai lavori devono fare la loro parte cercando di non andare sopra le righe». Il tecnico della Lazio ha proseguito: «Essere tifosi significa avere passione, sostenere la propria squadra durante la stagione. Noi siamo in un momento importante e positivo, domenica abbiamo vissuto momenti belli, è stato bello vedere gente felice, tante famiglie. Ma il calcio è fatto di momenti e un po’ di equilibrio farebbe bene a tutti». Importante, ha detto ancora il tecnico, è anche «il rispetto per la nostra società, per i nostri tifosi, dobbiamo dare sempre il massimo, è il nostro obiettivo, e poi avere comportamenti di professionalità». «Il rispetto è importante nella mia vita professionale e in quella personale». Rudi Garcia, allenatore della Roma, ha detto che «quando c’è una partita siamo talmente concentrati che non ci accorgiamo di quello che succede intorno» ma che va fatto qualcosa, come il convegno alla Sapienza, «per fare in modo che i genitori a casa non si facciano la domanda se portare bimbi allo stadio oppure no. Il calcio è una formidabile scuola di vita, nello spogliatoio non esiste il colore della pelle o la religione. Conta solo di sapere se un giocatore è bravo oppure no». Per Garcia «noi allenatori dobbiamo essere sempre esempi per i giovani che ci guardano». A proposito dei tifosi: «Se amo una squadra la supporto sempre, soprattutto quando ci sono momenti complicati. È facile salire sul carro dei vincitori, la squadra ha bisogno sempre del sostegno della tifoseria». Il tecnico ha poi fatto un passaggio sul biglietto nominale introdotto negli stadi qualche anno, considerato uno strumento per combattere la violenza: «Sono rimasto sorpreso dal fatto che bisogna registrare nome, cognome, luogo e data nascita per fare un biglietto. In Francia questo non esiste. Ma mi chiedo a che serve se non siamo in grado oggi con la videosorveglianza di beccare uno che allo stadio fa casino e di vietargli di tornarci per tutta la sua vita?». Fonte: Corriere della Sera