LA SAPIENZA. BARBARA, LA RICERCATRICE CHE PARLA AI ROBOT

È una di quelle storie che danno una pennellata di rosa al futuro. Rosa perché dà una speranza ai tanti “cervelli” che pensano alla fuga. E rosa perché la protagonista è una donna: “la donna che parla ai robot”. Barbara Caputo, docente di ingegneria informatica della Sapienza, ha vinto lo “Starting Grant”.Un premio da 1, 5 milioni che le servirà nello studio dei sui robot. la docente, nata a Pordenone ma nella capitale da quando aveva due anni, grazie al premio potrà sviluppare nel laboratorio Alcor, insieme a una equipe di ricercatori, la teoria e gli algoritmi necessari ai robot per apprendere informazioni direttamente da Internet. Lei spiega così: “Lavoro nel campo della visione e della robotica da quando ero studentessa. L’ostacolo più grande ad avere robot in casa, che facciano cose per noi, che aiutino disabili ed anziani è il fatto che i robot non reagiscono agli imprevisti. Non hanno questa capacità in memoria. Per questo mi sono chiesta, quando non so una cosa, che faccio? imparo da sola, accendo un pc e cerco su google, quello che mi serve. Così ho pensato: “perché non farlo fare a loro?””.Il salto “intellettivo” degli omini consentirà un loro impiego nell’assistenza alle persone. Cinque gli anni per portare avanti il percorso. E il percorso nella ricerca, per Barbara Caputo, è stato di “andata e ritorno”. Laureata in Fisica alla Sapienza, è migrata all’estero come tanti ricercatori italiani, ma poi è rientrata. Questo premio lo conserverà per sempre nel cuore. Non solo per il prestigio e per la grande opportunità, ma perché sarà un ricordo fatto anche e di poppate e pannolini da cambiare. “Fare domanda per l’Erc starting racconta è stata una scelta coraggiosa al limite dell’incoscienza : quando è uscito il bando ero incinta al settimo mese del mio secondo figlio e la scadenza per presentare la domanda era poche settimane dopo la data prevista del parto”. All’inizio Barbara ha esitato, ma era talmente convinta della sua idea che ha dopo tanto pensare ha preso coraggio e si è buttata. “Le ultime settimane sono state un po’ folli, tra il parto e il piccolo da allattare, ma alla fine ce l’ho fatta con l’aiuto di tutta la mia famiglia, anche mia figlia più grande ha collaborato”. E scherza: “I miei figli saranno membri onorari del gruppo”. Un esempio dunque della forza inesauribile delle mamme, capaci di fare mille cose insieme. Compreso, come in questo caso, vincere un premio. Ma il pensiero va anche a qualcun altro: “Dedico questo successo a mio marito. Io sono fortunata, ho sposato la persona giusta”. Fonte: la Repubblica