L’OMAGGIO DEL MACRO DI VIA NIZZA A TOTI SCIALOJA

Con un filo di ritardo rispetto all’effettivo centenario della nascita (che cadeva nel 2014) il Macro celebra comunque — ed è, motivo di merito, l’unico museo a farlo — Toti Scialoja (1914-1998), poliedrico e generoso artista che ebbe un ruolo di qualche rilievo nella seconda metà del Novecento. Una mostra retrospettiva e di taglio antologico, che prova a ripercorrere l’intero cammino del protagonista — grossomodo dai primi anni Quaranta fino a ridosso della morte — pescando però solo tra le opere appartenute a lui stesso; «scelta metodologica», così è stata definita, quella di esporre, appunto, soltanto «Gli Scialoja di Scialoja». E a Toti (all’anagrafe Antonio) appartennero anche le opere che dal 22 maggio si affiancheranno a questa mostra, per una seconda tranche di esposizione (forse si poteva fare tutto insieme) dedicata ad amici e colleghi di cui amava collezionare i lavori, tra gli altri Afro, Burri, Calder, Colla, de Kooning, Dorazio, Fontana, Gorky, Guston, Mafai, Mauri, Melotti, Mirko, Morandi, Motherwell, Sadun, Stradone, Twombly, Pepper, Perilli. Un vasto pantheon, che dice anche qualcosa sull’ampiezza dello sguardo di Scialoja nei confronti di tendenze e maestri via via in voga, da lui amati, studiati, emulati. Dagli esordi figurativi in clima galleria «La Cometa», ai moduli via via tonalisti, espressionisti, neocubisti, astrattisti, informali, la mostra puntualmente testimonia tutti gli «innamoramenti» di questo artista al quale ben si addice la metafora dell’olismo (dal greco «totalità»), ovvero, per tornare alla metodologia, quel principio secondo il quale le proprietà di un sistema non possono essere spiegate solo tramite le sue singole componenti. La sommatoria delle parti per Scialoja (la mostra, sia pure in sintesi, non tralascia alcun aspetto della sua centrifuga attività: poeta, pittore, scenografo, drammaturgo, costumista, raffinato autore per l’infanzia…) è appunto, olisticamente, sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni singole. Se Scialoja non fu inventore di un «alfabeto» tutto e solo suo, di certo fu un campione di «Azione e Pensiero», sottotitolo scelto per questa rassegna (titolo «100 Scialoja») che si è avvalsa di un pool di curatori-promotori (Macro, Fondazione Toti Scialoja e Accademia di Belle Arti di Roma, ché non ultima tra le attività di Scialoja ci fu l’insegnamento, nella quale, a detta dei suoi tanti allievi, alcuni divenuti celebri, seppe essere insuperabile maestro) e che molto deve anche alla volontà di Alberta Campitelli, colei che a lungo ha retto il difficile interim di un Macro in cerca d’autore e che a dicembre ha passato il testimone all’attuale responsabile del museo, Federica Pirani (anche lei nel pool che ha firmato la mostra, con Claudio Crescentini, Tiziana D’Acchille, Gabriele Simongini, Enrico Stassi). Esposti anche degli inediti, selezionati tra gli oltre settemila pezzi conservati dalla Fondazione Scialoja, ora guidata dal Commissario straordinario Antonio Tarasco. «100 Scialoja. Azione e Pensiero», fino al 6 settembre, Macro, via Nizza 138. Orario (valido fino a domani): da martedì a domenica 11-19, sabato 11-22 (la biglietteria chiude un’ora prima). Orario in vigore de lunedì: da martedì a domenica 10.30-19.30. Tariffa intera: non residenti euro 13.50, residenti 12.50. Info: tel. 060608; www.museomacro.org