“IL GIARDINO DELLE MUSE DANZANTI” A VILLA TORLONIA

Sarà visitabile da 2 aprile fino al prossimo 28 giugno l’originale mostra “Il Giardino delle Muse danzanti: le Dannunziane” a cura di Maria Cristina Crespo. Artista romana di respiro internazionale, torna ad esporre nella Capitale dopo aver passato alcuni anni a realizzare un’opera per la Metropolitana di Napoli, una grande installazione per la V° edizione di Intramoenia Extrart, rassegna internazionale ambientata nei castelli federiciani della Puglia e a seguire alcuni importanti progetti, come L’Atelier presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina. Protagoniste della mostra – che sarà ospitata negli esclusivi spazi della Casina delle Civette di Villa Torlonia – scrigno romano dello stile floreale – saranno le icone della Belle Epoque Loie Fuller, Ida Rubinstein, Cléo de Merode, la Bella Otero, Mata Hari, Isadora Duncan, la Marchesa Casati, Olga Koklova. Perennemente sospese tra mito e oblio, considerate troppo spesso più adatte alla cronaca mondana che alla Storia, le donne sono le protagoniste dei vasi-ritratto, pezzi unici modellati e dipinti in ceramica a più cotture, che danno vita ad una installazione particolare: un giardino nel quale i fiori sono quelli amati dagli artisti del Liberty, come il glicine di Tiffany, la rosa di Mackintosh, la datura di Lalique, il giglio di Mucha. Questo rendez vous alla Casina delle Civette diventa l’occasione per rivivere un’atmosfera romana d’altri tempi: intorno al 1911 si celebravano i primi cinquant’anni dell’Italia unita con una bella esposizione internazionale che dedicava una nuova galleria all’Arte Moderna, il Vittoriano; mentre d’Annunzio fuggiva a Parigi, rincorso dai debitori, al teatro Costanzi il pubblico poteva ammirare i Balletti Russi di Diaghilev, e così via, fino al 1917, quando Cocteau scrisse il suo primo balletto d’avanguardia, Parade e Picasso, che aveva lo studio a Via Margutta, flirtava con la sua futura prima moglie Olga e frequentava i Futuristi. Un’epoca in cui una delle tante Rome sparite, a pochi passi da via Nomentana, veniva trasformata, nascondendo o distruggendo una serie di gioielli architettonici Art Nouveau.