MUSEO SHOAH: PRIMA AL GHETTO, POI VILLA TORLONIA

Il Museo della Shoah nascerà a Casina dei Vallati, un edificio comunale a due passi dal portico di Ottavia, al Ghetto. Una soluzione provvisoria in attesa della realizzazione della sede definitiva che si realizzarà a Villa Torlonia facendo così tramontare definitivamente l’ipotesi della sede all’Eur. Questo l’esito della riunione del cda della Fondazione del Museo della Shoah svoltasi in Campidoglio dalle 16 e appena terminata. A darne notizia il presidente delle Comunità ebraiche italiana, Renzo Gattegna, lasciando Palazzo Senatorio. “E’ una proposta nuova e importante – ha spiegato Gattegna – Un gesto generoso da parte del sindaco Marino che mette a disposizione un immobile comunale: un edificio di circa 800 metri quadri che attualmente ospita uffici dell’amministrazione ma è sottoutilizzato ed immediatamente disponibile”. Alla vigilia della riunione, lo scontro tra Comunità ebraica e Campidoglio. Attorno al tavolo nel pomeriggio si sono seduti il sindaco Marino accompagnato dall’assessore Paolo Masini, il governatore Nicola Zingaretti, il presidente della Fondazione Leone Paserman e Riccardo Pacifici, nella duplice veste di numero uno della comunità ebraica romana e di rappresentante dell’associazione Figli della Shoah. Poche ore prima dell’incontro Pacifici aveva minacciato le dimissioni per lasciare sia il cda della Fondazione sia l’assemblea dei Soci fondatori qualora il museo si fosse fatto subito a Villa Torlonia e preferendo l’ipotesi della costruzione all’Eur (“Non dobbiamo essere prigionieri di un meccanismo che farà inaugurare questo museo, se si dovesse perseguire il progetto di Villa Torlonia, prima di sette anni. Tempi biblici”, aveva detto giustificando la sua posizione “con la necessità di consentire che gli ultimi sopravvissuti vedano realizzato il Museo”). Al termine della riunione, il presidente della Comunità ebraica ha precisato: “E’ andata alla grande. Dimissioni? Assolutamente no”. Ecco la proposta del sindaco Marino: “Entro il 2015 posa della prima pietra del museo della Shoah a Villa Torlonia, in corrispondenza del 70esimo anniversario della Liberazione degli ebrei dai campi di sterminio, e subito la disponibilità di un luogo della memoria evocativo, come la Casina dei Vallati, in piazza 16 ottobre 1943, lo stesso luogo dove furono raccolti gli ebrei per la deportazione. Abbiamo di fronte una decisione che ha una profonda valenza etica nei confronti degli ultimi sopravvissuti ai campi di sterminio – ha detto il sindaco di Roma – e la dobbiamo prendere anche con l’emozione della scomparsa di Mario Limentani, delle lacrime odierne di Sami Modiano, e delle parole toccanti di Pietro Terracina. Ma come Amministrazione abbiamo il dovere di decidere tenendo conto anche dei vincoli giuridici e quindi di rispettare la procedura avviata e aprire le buste del bando di gara europeo per la realizzazione del museo, come sottolineato anche dal presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. Tuttavia, come sindaco della città – prosegue Marino – e quindi anche della comunità romana, sento il dovere morale di realizzare il Museo della Shoah nella Capitale”. Oggi pomeriggio, però, nel corso della discussione è emersa una evidente diversità di opinioni tra i rappresentanti della comunità ebraica nel Cda della Fondazione. “Pertanto – conclude Marino – pur confermando la mia ferma volontà a realizzare il museo di Villa Torlonia, ho deciso di accogliere la richiesta di un’ultima pausa di riflessione di alcuni giorni”. Fonte: la Repubblica