LA SAPIENZA, RESTANO SOLO 2 CANDIDATI PER IL RETTORATO

Erano partiti in sei, ora sono rimasti in due. E’ diventata una sfida uno contro uno quella per il Rettorato all’Università La Sapienza, dopo la “fumata nera” del primo turno elettorale. Alla luce dei risultati raccolti, nell’impossibilità – almeno ufficiale – di individuare per gli “sconfitti” un nome unico su cui convergere e per favorire un’elezione più rapida del numero uno dell’ateneo, che per sei anni siederà di fronte alla Minerva succedendo così a Luigi Frati, quattro aspiranti rettori su sei hanno ritirato la propria candidatura. Si tratta di Andrea Lenzi, Renato Masiani, Roberto Nicolai e Tiziana Catarci. Restano dunque ancora in gioco Eugenio Gaudio e Giancarlo Ruocco, che al primo turno avevano raccolto rispettivamente 1801 e 805 voti. Attorno all’attuale preside della facoltà di Medicina si era radunato un solido 40 per cento delle preferenze. E ora arriva anche l’endorsement del leader di Architettura Masiani (424 preferenze pari al 9,4 per cento), che scrive: “Dopo aver esplorato ogni ipotesi e personalmente verificato la difficoltà di alcuni ad aggregare reale consenso, confermo la decisione di ritirare la mia candidatura a Rettore esprimendo, non più in veste di candidato ma di elettore, la mia condivisione per l’impostazione delle linee programmatiche di Eugenio Gaudio”. I pronostici, come quelli iniziali, lo vedono dunque favorito, con la Sapienza avviata ad avere nuovamente, dopo Frati, un rettore dell’area medica. La sfida non è però del tutto chiusa: a pesare ora, da una parte e dall’altra, sono le alleanze strette in questi mesi e tessute ancora in queste ultime ore. Una tela finissima e sotterranea di cui si avrà certezza solo venerdì pomeriggio, dopo quattro giorni di votazioni, quando avverrà il secondo scrutinio elettronico e saranno resi noti i risultati. Gli altri ex candidati, ufficialmente, non si sbilanciano. Scrive Andrea Lenzi, presidente del Cun, il Consiglio Universitario Nazionale: “La mia candidatura era stata fin dall’inizio una proposta istituzionale per una linea di rinnovamento nel sistema di governo dell’ateneo, basata sulla mia esperienza nell’ambito del sistema universitario maturata in questi anni al Cun. Una candidatura che non aveva una singola area o facoltà di riferimento, ma che era stata sostenuta, partendo da zero, da un gruppo di opinione trasversale ‎distribuito in tutti i 63 dipartimenti della Sapienza. Il risultato raggiunto al primo turno, 648 voti pari al 14,4% di chi si è recato al seggio, è stato davvero eccellente date le condizioni di partenza”. Non abbastanza, però, per proseguire nella corsa, “quindi – anche se continuerò ad occuparmi a tempo pieno della Sapienza e del sistema universitario nazionale – ho deciso di ritirare la mia candidatura lasciando libertà di voto ai miei sostenitori”. Roberto Nicolai, preside di Lettere, che aveva ottenuto 418 voti (pari al 9,3%), si dice “fin da ora pronto a collaborare con chi sarà eletto rettore per il bene dell’istituzione”. Tiziana Catarci, ingegnere informatico, prorettore per le infrastrutture e le tecnologie e unica donna in lizza, spiega che “alla luce dei risultati del primo turno (300 voti pari al 6,7 per cento) ” ritengo giusto ritirare la mia candidatura e non proseguire in una corsa per cui non ci sono condizioni oggettive di successo”, augurandosi che il prossimo numero uno dell’ateneo attinga al suo programma. Alle urne, anche stavolta, sono chiamati i professori di ruolo, i ricercatori – compresi quelli a tempo determinato – e il personale equiparato, gli studenti che fanno parte delle Assemblee di Facoltà, del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, il personale dirigente e tecnico-amministrativo e i rappresentanti, eletti nei Consigli di Dipartimento, dei titolari di assegno di ricerca. Solo per i prof vale la regola “una testa un voto”; gli altri saranno invece “pesati”. Fonte: la Repubblica